Con bandiere e striscioni, un migliaio di manifestanti ha partecipato in mattinata a Scandicci (Firenze) all’iniziativa di protesta indetta da Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec per chiedere il ritiro dei 54 licenziamenti annunciati in Italia dal marchio Alexander McQueen, azienda del gruppo Kering. Secondo i sindacati le adesioni negli stabilimenti dei marchi del gruppo, tra cui Gucci, Saint Laurent, Bottega Veneta, Balenciaga, Alexander McQueen, Ginori 1735, Roman Style (Brioni) e Kering, si sono attestate tra il 70 e il 100%. Kering, in tarda mattinata, ha ribadito che la procedura di riduzione del personale è “una decisione che purtroppo non era più procrastinabile”.
Un corteo con la sindaca (che cerca il dialogo)
Il corteo, a cui ha partecipato anche la sindaca di Scandicci Claudia Sereni, è partito in mattinata davanti alla sede di Gucci e ha raggiunto la sede di Kering per un presidio. A Novara, altro sito colpito dai licenziamenti, si è tenuta una manifestazione analoga. “Parliamo di licenziamenti, a quanto sappiamo, senza che l’azienda intenda applicare gli ammortizzatori sociali”, ha detto Sereni, spiegando che “siamo assolutamente interessati e disponibili al confronto con il gruppo e con tutte le imprese coinvolte, in un dialogo che si è fatto difficile in questi ultimi due anni anche a causa dei tanti cambiamenti ai vertici e che oggi sta ripartendo, tanto che a breve sono già previsti nuovi incontri”.
“Il comportamento di Kering è inaccettabile”, accusano i sindacati da Scandicci, protestando “per i licenziamenti in Alexander McQueen, per il rifiuto dell’azienda di confrontarsi con le parti sindacali per trovare soluzioni alla riallocazione delle maestranze o fare ricorso agli ammortizzatori sociali, per l’indisponibilità dell’amministratore delegato de Meo a condividere il piano di riorganizzazione del gruppo con le parti sociali, oltre che con gli investitori. “Ciò che è accaduto in McQueen non depone a favore di un impegno serio del gruppo”.
Kering ribadisce le sue ragioni (e le decisioni)
Kering ha ribadito che la decisione su Alexander McQueen “è stata presa precedentemente e a prescindere dal piano di gruppo, ReconKering, presentato lo scorso mese di aprile a Firenze”, ed è coerente con il nuovo modello operativo della maison, e con la revisione strategica delle sue attività a livello globale, finalizzate a riportare il business a una redditività sostenibile nei prossimi anni”. Il gruppo conferma l’incontro fissato per inizio giugno con le rappresentanze sindacali, ribadendo l’impegno per privilegiare “le eccellenze artigianali e manifatturiere del territorio italiano”.
Per i sindacati, tuttavia, “Kering in queste ore annuncia confronti già calendarizzati col sindacato, confondendo, speriamo inconsapevolmente, i Cae (comitati aziendali europei) che non sono organi di contrattazione e le organizzazioni sindacali che invece esercitano quel ruolo”. I Cae sono infatti organismi di rappresentanza transnazionale dei lavoratori nelle grandi multinazionali, attivi per garantire che i dipendenti vengano informati e consultati dalla direzione centrale sulle decisioni strategiche e aziendali di rilievo che interessano l’azienda a livello europeo: si tratta di organismi consultivi.
Leonardo Testai