Per non diventare solo una destinazione turistica bisogna sostenere l’industria, anche alleggerendo il peso dei vincoli burocratici: è il succo del ragionamento di Lucia Aleotti, azionista e membro del board di Menarini oltre che vicepresidente nazionale di Confindustria, che torna a spingere per un cambio di passo nelle politiche industriali regionali, in un contesto nel quale Banca d’Italia ha appena fotografato nuovamente la stagnazione economica toscana e i sindacati confederali hanno proclamato per il 9 luglio uno sciopero dell’industria a livello regionale chiedendo soluzioni a imprese e istituzioni. Anche se “il tema è ampio, quindi andrebbe affrontato in maniera ampia, partendo dalle politiche dell’Europa“, ha precisato Aleotti.
“Se ci si affida esclusivamente sulle bellezze della Toscana, sulla capacità di essere un polo meraviglioso per il turismo, poi si vivrà solamente di turismo”, ha affermato l’azionista di Menarini, che ha ospitato nella sede di Firenze l’evento ‘Disegnare il futuro’, mentre invece “bisogna disegnare un tessuto industriale che sappia crescere, che sappia puntare sull’innovazione. Per fare questo servono ovviamente anche i percorsi formativi per i giovani, e imprese in grado di attrarre i giovani. Per aiutare le imprese a loro volta, è importante che ci sia un alleggerimento di tutti i vincoli burocratici che oggi spingono un giovane, invece che a creare un’impresa, a dedicarsi a qualcos’altro, magari alla rendita”.
“Manca la capacità competitiva diffusa del territorio”
Per quanto riguarda gli ultimi dati Istat sull’export regionale, in positivo grazie alle grandi performance di alcuni singoli comparti, Aleotti ha sottolineato che “c’è una grande spaccatura a livello settoriale, perché sappiamo che sono farmaceutica e metalli, quindi l’oro sostanzialmente, a tirare le esportazioni, e quindi di fatto sono poche aziende. Quello che manca adesso è la capacità competitiva diffusa del territorio, che la Toscana deve assolutamente recuperare: perché se non si recupera questo, e quindi non si fa un’operazione di sistema, focalizzandosi sulla politica industriale e mettendo veramente l’industria al centro, noi andremo verso un tessuto regionale che si impoverisce e si basa esclusivamente sulla fonte turistica”.
Per aiutare l’industria, tuttavia, non bastano politiche locali: Aleotti è tornata quindi a evidenziare le mancanze dell’Unione Europea in tal senso. “L’Europa – ha detto – ormai è una bella addormentata che non si è resa conto che attraverso questo sforzo normativo imponente ha soffocato lo spirito imprenditoriale, la capacità competitiva a livello globale delle proprie imprese. Gli Stati Uniti crescono, la Cina cresce, l’Europa non cresce. Quindi una domanda va fatta, serve urgentemente un’inversione a U perché poi la mentalità di burocratizzare, imporre regole, e pensare di rappresentare lo standard etico per il resto del mondo è qualcosa che rende le imprese assolutamente non competitive”.
Leonardo Testai