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Industria

29 aprile 2026

Per la Beko di Siena c’è sempre l’ipotesi spezzatino (ma c’e ancora una carta coperta)

Reindustrializzazione del sito produttivo: l’investitore interessato all’area citato da Corradi non esce allo scoperto.

Leonardo Testai

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Giovanni Cesarano (Fim-Cisl), Massimo Martini (Uilm-Uil), Daniela Miniero (Fiom-Cgil), a Roma per il tavolo su Beko

Giovanni Cesarano (Fim-Cisl), Massimo Martini (Uilm-Uil), Daniela Miniero (Fiom-Cgil), a Roma per il tavolo su Beko

La reindustrializzazione dell’area Beko di Siena è ancora tutta da impostare: questa l’impressione lasciata dal tavolo del ministero per le Imprese e il Made in Italy, che ha riunito il tavolo sul piano industriale della multinazionale degli elettrodomestici per gli stabilimenti nelle Marche e in Lombardia, nonché per favorire la ripartenza di Siena con una nuova proprietà. “A detta della direzione di Beko – affermano Fim, Fiom, Uilm, Uglm -, sono pervenuti nove interessamenti. L’ipotesi che oggi è al vaglio consiste nella possibile compresenza di tre soggetti diversi, che insieme potrebbero potenzialmente assorbire i 153 lavoratori rimasti dopo le uscite volontarie”.

Un potenziale investitore ancora avvolto nel mistero

Un’ipotesi, quella dello spezzatino, che piace poco ai sindacati senesi, i quali vedrebbero con maggior favore un soggetto unico come quello prospettato da Gabriele Corradi, membro del Cda di Sviluppo Industriale Siena, nel corso della sua audizione dei giorni scorsi in commissione garanzia e controllo del Comune. Ma l’azienda attiva a Sesto Fiorentino, con un rapporto avviato col pubblico, che potrebbe farsi carico di tutti i 153 lavoratori ancora in viale Toselli, rimane nell’ombra, e il suo interessamento non è stato citato al tavolo: una carta coperta che, se davvero il rapporto col pubblico è solido, potrebbe essere giocata al momento opportuno da Invitalia o dal governo stesso.

“Difendere il lavoro e la continuità industriale è una priorità di questo Governo”, ha dichiarato la sottosegretaria Fausta Bergamotto nel corso dell’incontro al Mimit, che ha presieduto. “Il tavolo di monitoraggio su Beko – ha aggiunto – è un impegno verso i lavoratori, il territorio e il sistema produttivo”. Ma i sindacati denunciano “l’incapacità nell’arco di un anno di individuare concreti investitori” per Siena, e per le attività Beko nel resto d’Italia “il ritardo negli investimenti e il calo dei volumi, che mettono a repentaglio la buona riuscita del piano. Inoltre denunciamo storture evidenti nell’utilizzo degli ammortizzatori sociali”.

“Invitalia svolga un ruolo di regia pubblica”

“Ribadisco con forza a nome della Regione che per noi la vertenza sarà finita solo quando sarà maturato un solido progetto di reindustrializzazione del sito di viale Toselli”, ha detto Valerio Fabiani, consigliere del presidente della Regione Toscana per le crisi industriali, che ha partecipato al tavolo del Mimit. “Non c’è tempo da perdere e credo sia opportuno un cambio di passo anche in coerenza con gli sforzi che le istituzioni hanno fatto e stanno facendo”, ha affermato Fabiani. “Chiedo un maggiore protagonismo di Beko e non solo del suo advisor – ha proseguito – in nome del principio di responsabilità sociale d’impresa che è ancora in capo a loro. E occorre un coordinamento più stretto fra tutti i soggetti che a vario titolo si occupano della reindustrializzazione, anche attraverso una chiara regia pubblica che può svolgere Invitalia”.

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