18 aprile 2026

Logo t24Il quotidiano Economico Toscano
menu
cerca
Cerca
Innovazione

17 aprile 2026

Pmi poco ‘digitali’ in Toscana, Irpet consiglia più collaborazione per non restare indietro

“Le imprese usano poco il potenziale di hub innovativi e centri servizi”, dice il direttore dell’istituto, Nicola Sciclone.

Leonardo Testai
Featured image

Anche la Toscana del digitale viaggia a due velocità: a un’ottima digitalizzazione dei servizi pubblici si contrappone un ritardo nell’adozione di tecnologie avanzate da parte delle piccole e medie imprese, secondo le analisi al centro di un seminario organizzato dall’Irpet a Firenze. C’è un gap dunque, e “per colmarlo c’è un rischio di accentuazione nei processi di polarizzazione fra territori, settori e imprese”, sottolinea Nicola Sciclone, direttore dell’Irpet.

Bene Pa e cittadini, ma le Pmi tradizionali…

Le analisi sottolineano l’importanza di un mix di politiche che non si limiti al sostegno finanziario, ma includa formazione specialistica e servizi di accompagnamento per colmare il divario di competenze. rafforzando gli ecosistemi territoriali e la collaborazione tra istituzioni e università per trattenere i talenti e incrementare la produttività regionale di fronte alla sfida dell’intelligenza artificiale.

“Le imprese utilizzano poco il potenziale di collaborazione che potrebbe esserci con gli hub innovativi, con i centri servizi che potrebbero orientarli nell’innovazione digitale”, ha affermato Sciclone, secondo cui “la Toscana nel confronto con gli altri territori è meglio posizionata nella competenze digitali della popolazione e nell’adozione di tecnologie digitali da parte dei servizi pubblici. E’ peggio posizionata da questo punto di vista per i noti problemi: una forte presenza di settori tradizionali, la piccola dimensione d’impresa, quindi peggio posizionata per l’adozione e la diffusione delle tecnologie digitali nel sistema produttivo”.

Un ecosistema ancora non abbastanza vissuto

Solo il 3% delle imprese innovative toscane lavora con le università, il 3% con i Digital Innovation Hub, mentre il 36% preferisce pagare consulenti privati e il 54% sceglie di provvedere in autonomia. Dall’analisi di Irpet emerge un settore in crescita che in dieci anni può vantare un +74% di occupati digitali, ma il 24% dei laureati toscani in professioni digitali a cinque anni dalla laurea lavora in Lombardia, mentre in regione il 68% delle posizioni ad alta competenza digitale risulta di difficile reperimento.

Per Sciclone “le politiche di digitalizzazione sono strettamente intrecciate alle politiche formative, perché il tema è legato a quello della formazione delle competenze, ed i vantaggi della digitalizzazione si estendono oltre all’ambito strettamente produttivo, come il mercato degli apparti pubblici o il tema della sostenibilità ambientale per un uso più efficiente delle risorse naturali che la digitalizzazione, ad esempio in agricoltura, può consentire”.

Peraltro i processi di digitalizzazione, secondo Irpet, stanno migliorando il mercato degli appalti pubblici: tramite la piattaforma regionale Start è aumentata di otto punti percentuali la probabilità di aggiudicazione per le piccole e medie imprese (dal 39% al 47%), sono cresciute del 15% le offerte per ogni lotto e i ribassi sono aumentati del 20%. Sul fronte dei consumi, quasi il 90% della popolazione toscana accede a Internet per acquisti online, prenotazioni, pagamenti, home banking, fruizione di contenuti informativi e di intrattenimento. La strategia regionale S3 ha mobilitato 274,9 milioni di euro di investimenti, di cui il 41% destinato al digitale (112,9 milioni), con un moltiplicatore di 2,36. Questo significa, in base ai dati Irpet, che ogni euro pubblico ne attiva più di due di investimenti totali.

L’Ai aumenta la produttività del lavoro (e non taglia posti)

Giuseppe Albanese, responsabile dell’ufficio studi della sede di Firenze della Banca d’Italia, ha portato i dati di uno studio recente sull’impatto dell’Ai: impatto in apparenza soltanto positivo. “L’intelligenza artificiale innanzitutto aumenta la produttività del lavoro, con un 5% in più nel valore aggiunto per addetto stimato per le imprese italiane che hanno utilizzato queste tecnologie, un 12% in più nel Mol per lavoratore. L’effetto immediato sulle imprese è un miglioramento della reditività e della capacità di autofinanziamento e quindi potenzialmente anche della capacità di effettuare ulteriori investimenti”. In più, ha evidenziato Albanese, “chi ha adottato l’intelligenza artificiale non ha ridotto l’occupazione complessiva, semmai è cambiata la composizione: sono aumentati i lavoratori più qualificati, e si sono ridotti i blue collar impegnati in attività più operative”.

Autore:

Leonardo Testai

Potrebbe interessarti anche

Articoli Correlati


Innovazione

14 aprile 2026

Cybersecurity, a Siena la conferenza nazionale ItaSec del 2027

Leggi tutto
Ricerca

10 aprile 2026

Chip fotonici con il grafene, ok Ue agli aiuti di Stato (211 milioni) per Camgraphic

Leggi tutto
Innovazione

09 aprile 2026

Mobilità intelligente: Hitachi Rail fa shopping (anche) in Toscana, acquisita Maior

Leggi tutto

Hai qualche consiglio?

Scrivi alla nostra redazione

Contattaci