Sussurrata, evocata, temuta, la crisi del settore vinicolo serpeggia tra i produttori di vino toscani riuniti in questi giorni per le ‘Anteprime’ delle nuove annate in commercio, senza che nessuno abbia il coraggio di citarla apertamente. Nei giorni scorsi l’Unione italiana vini (Uiv) ha reso noti i dati sulle giacenze di vino invenduto (quelli comunicati dall’Italia alla Commissione Ue): nelle cantine italiane ci sono 61 milioni di ettolitri, il 6% in più dell’anno scorso, dopo le ultime due vendemmie che si sono rivelate più “leggere” del previsto, con la conseguenza che i prezzi stanno scendendo.
Leggero aumento delle bottiglie esportate, ma meno valore (-8%)
La conferma arriva dalle stime sull’export 2025 illustrate da Fabio Del Bravo di Ismea tre giorni fa a Firenze: le vendite all’estero di vini toscani fermi Dop in bottiglia (che sono la quasi totalità) l’anno scorso sono salite dello 0,7% in volume, ma sono scese dell’8% in valore, segno che i produttori stanno abbassando i prezzi per cercare di mantenere le quote di mercato.
Saccardi: in questa fase non si possono piantare 600 ettari di nuovi vigneti
Si spiegano così le parole di Stefania Saccardi, presidente del Consiglio regionale toscano ed ex assessore all’Agricoltura, dal palco dell’Anteprima del Chianti Classico alla Stazione Leopolda di Firenze, oggi 16 febbraio: “La fase del vino è difficile – ha detto – ma non credo che in regioni come la nostra si debba pensare all’estirpazione dei vigneti (come sta avvenendo a Bordeaux, ndr): meglio lavorare sulla qualità, sulla promozione e sulla valorizzazione. Occorre individuare tutte le strade per non arretrare, per questo non si può pensare di piantare 600 ettari di nuovi vigneti, come abbiamo fatto negli anni scorsi”. I nuovi impianti sono autorizzati dalla Regione, che annualmente pubblica un bando per assegnarli.
L’assessore Marras: ricorrere a risorse ‘esterne’ alla produzione
Sullo stop ai nuovi impianti si è mantenuto cauto l’assessore regionale all’Agricoltura, Leonardo Marras, che è salito sul palco dopo Saccardi: “Dobbiamo affrontare il momento di difficoltà del vino ricorrendo a risorse ‘esterne’ alla produzione, come la ricerca e la promozione”, si è limitato a dire. Mentre Giovanni Manetti, presidente del Consorzio del Chianti Classico-Gallo Nero, ha descritto la buona salute del Chianti Classico nonostante le acque agitate: +1,2% in volume e +2,6% in valore nel 2025, con un aumento di penetrazione (dal 36 al 37%, pari a 250mila bottiglie esportate in più) sul mercato statunitense e su quello canadese (dal 10 al 12%). “In pratica una bottiglia su due di Chianti Classico va in Nord America – ha detto – anche se il nostro vino è presente in ben 160 Paesi. Le acque sono agitate ma la nave del Chianti Classico è solida, grazie agli investimenti fatti nelle strutture produttive e sulla promozione. Ora guardiamo ai nuovi mercati del Mercosur e dell’India, abbiamo già in programma attività promozionali in questi Paesi”.
“Una riflessione sull’estirpazione andrà fatta”
Sulle giacenze in aumento nelle cantine Manetti è tranquillo: “Misure all’orizzonte da adottare? Abbiamo già ridotto le rese previste dal nostro disciplinare e non siamo in allarme. Ma in Toscana, in prospettiva, credo che una riflessione sull’estirpazione andrà fatta”.
Silvia Pieraccini