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08 ottobre 2026

Le mani di Intesa su Banca Mps: ecco i numeri (parziali) che condannano il piano di Lovaglio

Col fronte del no già al 33,1% del capitale non si arriva alla maggioranza qualificata in assemblea: c’è l’ipotesi rinvio.

Leonardo Testai
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Il piano di Luigi Lovaglio per trasformare Banca Mps nel polo aggregante del risiko bancario, con la doppia offerta su Banco Bpm e Banca Generali, in assenza di nuovi rilanci e colpi di scena è matematicamente già fallito prima ancora di approdare al vaglio dei soci, spianando ulteriormente la strada all’offerta di Intesa Sanpaolo. Questo, almeno, se gli azionisti dell’istituto senese saranno coerenti con le prese di posizione di questi giorni. Tanto che le voci di corridoio suggeriscono la possibilità di un Cda da convocare a brevissimo, per esplorare nuove strade: fra queste, anche l’ipotesi di un rinvio dell’assemblea straordinaria che si dovrà pronunciare sul lancio delle due Ops, e sulla fusione con Mediobanca, assemblea fissata attualmente per il 29 ottobre.

La bomba sganciata da Intesa Sanpaolo, che sabato 3 ottobre ha deciso l’incremento del corrispettivo cash nella sua offerta pubblica di acquisto e scambio su Mps, e ha comunicato che l’Opas cadrebbe in caso di approvazione delle Ops del piano Lovaglio, ha prodotto i suoi effetti rapidamente. Ha iniziato Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio che è primo azionista del Monte (17,53%), comunicando di voler votare in modo coerente con gli indirizzi espressi da Intesa. Ha proseguito Alessandro Benetton, presidente della holding Edizione (1,45%), che ha annunciato di partecipare all’Opas di Intesa.

Il blocco del no può bocciare le delibere delle Ops

Da ultimo, si sono schierati contro il piano Lovaglio anche Praude Asset Management (0,72%) e soprattutto Francesco Gaetano Caltagirone, finito in minoranza all’assemblea che nell’aprile scorso aveva segnato la riconferma a sorpresa di Lovaglio come amministratore delegato. Sommando il 13,5% di Caltagirone alle altre quote fin qui elencate, si arriva intorno al 33,1% del capitale di Rocca Salimbeni: e per l’approvazione delle delibere nell’assemblea straordinaria del 29 ottobre è richiesto il voto favorevole dei due terzi del capitale presente in assemblea. Praude riconosce i “grandi meriti di Luigi Lovaglio” che “gode della nostra stima”, ma “la proposta di Intesa è oggettivamente conveniente e quindi noi dobbiamo fare gli interessi dei sottoscrittori dei nostri fondi”.

Tenendo presente che il Mef, con il suo 4,86%, ha già annunciato di non voler partecipare all’assise, per bocciare il piano Lovaglio basta in teoria il 31,7% circa del capitale, quota ormai già raggiunta e sorpassata dal fronte del no. Senza contare che anche Banco Bpm (3,74%) potrebbe non partecipare al voto, e se partecipasse andrebbe verosimilmente ad allargare il gruppo dei contrari alle delibere: Crédit Agricole ha infaatti annunciato che non aderirà alla eventuale Ops di Banca Mps. E ancora devono pronunciarsi i principali proxy advisor come Iss e Glass Lewis, alle cui indicazioni dovrebbero attenersi i grandi fondi di investimento: fra questi BlackRock (che ha quasi il 5% di Mps), Norges Bank (3,1%) e Vanguard (2,6%), che sono anche azionisti di Intesa Sanpaolo e che, nell’assemblea di Ca’ de Sass, hanno votato a favore dell’Opas sul Monte.

Giani: “Farò di tutto per l’integrità e l’identità del Monte”

Adesso dovranno essere le istituzioni locali – oltre a Lovaglio – a fare i conti con la posizione di vantaggio di Intesa Sanpaolo, la cui offerta è stata accolta senza alcun entusiasmo dal territorio, soprattutto senese. “L’integrità e l’identità del Monte dei Paschi di Siena è la mia principale preoccupazione”, ha affermato il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. “Vediamo come si muovono le logiche di mercato – ha detto -, ma io farò di tutto perché il Monte dei Paschi mantenga la sua identità e possa essere punto di riferimento per un territorio che stento a riconoscere senza”.

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Leonardo Testai

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