Come previsto, il primo giudizio dal fronte dei grandi proxy advisor nella partita di Banca Mps, atteso dagli investitori istituzionali internazionali, è favorevole a Intesa Sanpaolo: Iss raccomanda agli azionisti del Monte di votare, all’assemblea del 29 ottobre, contro le offerte su Banca Generali e Banco Bpm, la riduzione del capitale sociale e la distribuzione del dividendo straordinario da 4 miliardi di euro, mentre per tutte le altre delibere, inclusa la fusione con Mediobanca, la raccomandazione è invece favorevole – coerentemente con la valutazione favorevole data agli azionisti di Piazzetta Cuccia giorni fa.
Un assist al fronte dei contrari al piano Lovaglio
La fusione, scriveva l’advisor, “non sembra, di per sé, compromettere l’offerta di Intesa” e “appare sostenuta da una valida logica strategica” per cui “nel complesso, merita di essere appoggiata, anche se la valutazione” delle azioni Mediobanca “non appare particolarmente allettante”. Per Iss, tuttavia, procedere con le offerte del piano messo a punto dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio con le due Ops “aumenterebbe il rischio di esecuzione già presente nell’integrazione di Mediobanca e darebbe luogo, con ogni probabilità, a una fusione a tre o quattro tra culture e processi diversi“.
Il pronunciamento di Iss può allargare il fronte dei contrari al piano Lovaglio, che può contare, come visto nei giorni scorsi, su una quota di capitale superiore al 33% e dunque sufficiente a impedire che venga raggiunta in assemblea una maggioranza qualificata a favore delle Ops. Il presidente di Mps Cesare Bisoni, parlando con i giornalisti a Roma, ha invece difeso la strategia impostata da Lovaglio: “E’ un ottimo piano“, ha detto, e “siamo fiduciosi”, poi “le strade sono quelle che ci sono e vedremo nell’assemblea del 29”.
Le ragioni del no: nessuna due diligence, nessun prezzo definitivo
Secondo il proxy advisor, agli azionisti viene chiesto di votare una visione che prevede di raddoppiare le dimensioni della banca attraverso due operazioni, in piena integrazione della precedente acquisizione “trasformativa” di Mediobanca. “Allo stato attuale – rileva Iss – non c’è accesso alla due diligence, non esiste un prezzo definitivo, non c’è alcun accordo commerciale e di governance con gli azionisti rilevanti o di controllo di nessuna delle due target, né alcuna certezza che le operazioni vadano in porto”. A queste incognite, prosegue Iss, “si aggiunge la richiesta del consiglio di essere autorizzato a modificare i termini dell’offerta”.
Gestire un’operazione del genere, osserva Iss, richiederebbe “un consiglio e un management uniti”, e secondo il proxy “non è questo il caso” per Mps. “I fatti e l’informativa disponibili non supportano le operazioni proposte”, conclude, “anche considerate isolatamente”. E anche per questo motivo, forse, Bisoni ha messo le mani avanti per tempo: “Il Cda non si è spaccato, ma si è espresso a maggioranza“, ha spiegato in mattinata da Roma.
“Non è un sostegno all’offerta di Intesa”
Iss si preoccupa di chiarire il significato della propria posizione. “Potrebbe esserci la tentazione di interpretare l’opposizione” del proxy “alla visione di Lovaglio come un sostegno all’offerta ostile di Intesa“, scrive, ma “non è così”. L’offerta pubblica di acquisto e scambio di Intesa Sanpaolo, spiega Iss, è “solo una possibile alternativa che gli azionisti dovrebbero valutare con attenzione” nell’esaminare le operazioni proposte, “e non è priva di criticità”. Tra queste, il proxy cita il fatto che il consiglio di Mps continua a ritenere che l’offerta di Intesa sottovaluti la banca.
Leonardo Testai