Licenziamento per 35 lavoratrici e lavoratori in staff leasing della Dumarey di Pisa, multinazionale che produce sistemi di iniezione per auto. La decisione comunicata dall’azienda è stata accolta con rabbia dai rappresentanti del sindacato: oggi martedì 21 luglio davanti alla fabbrica di Fauglia si è svolto un presidio di protesta, nell’ambito di uno sciopero, a pochi mesi dall’accordo sottoscritto con le organizzazioni sindacali e la Regione Toscana, “finalizzato proprio a garantire la continuità occupazionale di quei lavoratori, e che rischia di compromettere la credibilità del confronto istituzionale”, accusa la Fiom-Cgil, secondo cui “non si può firmare un’intesa per salvaguardare l’occupazione e, pochi mesi dopo, procedere con i licenziamenti”.
Il sindacato dei metalmeccanici chiede al Governo, alla Regione Toscana e a tutte le istituzioni coinvolte di intervenire con urgenza affinché vengano rispettati gli accordi sottoscritti e “sia fatta piena chiarezza sul rispetto degli impegni connessi ai finanziamenti pubblici ricevuti dall’azienda”. Infatti Dumarey, afferma la Fiom, è stata destinataria nel corso degli anni di finanziamenti pubblici nazionali, regionali ed europei destinati a sostenere progetti di ricerca, innovazione e sviluppo industriale. Un primo segnale dal Governo è arrivato: il 27 luglio le organizzazioni sindacali insieme all’azienda sono state convocate a Roma.
La decisione di Dumarey appare l’eco dei venti di crisi che attraversano l’automotive a livello europeo. Tuttavia “chi riceve risorse pubbliche deve rispettare gli impegni presi con le istituzioni, con i lavoratori e con il territorio”, attaccano Daniele Calosi, segretario generale Fiom Cgil Toscana, e Angelo Capone, segretario Fiom Cgil Pisa. “Non può esistere un modello – sostengono – nel quale si ottengono finanziamenti per sostenere investimenti e innovazione e poi si scaricano i costi sui lavoratori. E’ un principio di responsabilità nei confronti della collettività”. (lt)