Dopo i risultati positivi di metà anno, Salvatore Ferragamo chiude i primi nove mesi del 2026 con ricavi consolidati per 675 milioni di euro, in calo del 2,8% a cambi correnti rispetto ai 695 milioni dello stesso periodo del 2025 e sostanzialmente stabili a cambi costanti. La maison fiorentina registra una crescita delle vendite dirette ai consumatori, ma risente della contrazione del wholesale, legata anche alla scelta di ridurre selettivamente la distribuzione attraverso terzi. Nel solo terzo trimestre i ricavi si fermano a 207 milioni, in diminuzione del 3,5% a cambi costanti e del 6,2% a cambi correnti rispetto allo stesso periodo del 2025.
“Nonostante il persistente contesto di incertezza macroeconomica e geopolitica – afferma Ferragamo -, il gruppo guarda con fiducia alle proprie prospettive di medio-lungo termine e continua a perseguire i propri obiettivi strategici con disciplina e determinazione, mantenendo una visione di lungo termine nonostante la volatilità del mercato nel breve periodo”.
Vendite dirette in crescita, ma il trimestre rallenta
Il canale Dtc, attraverso il quale il gruppo vende direttamente ai consumatori, raggiunge nei nove mesi 537 milioni di euro di vendite nette, contro 526 milioni del 2025: l’aumento è del 4% a cambi costanti e dell’1,9% a cambi correnti. La crescita a cambi costanti interessa tutte le aree geografiche, con l’eccezione di Cina e Giappone. Nel terzo trimestre, però, il canale si mantiene sostanzialmente stabile a cambi costanti, mentre cresce del 2,3% a cambi correnti. A sostenerlo sono le vendite a prezzo pieno nel retail primario: l’andamento positivo di Nord America ed Europa compensa la minore domanda asiatica.
“L’andamento positivo del canale Dtc negli ultimi cinque trimestri – afferma Ferragamo – rappresenta un segnale incoraggiante della crescente efficacia della direzione strategica intrapresa. In particolare, i progressi compiuti in termini di offerta prodotto, comunicazione del brand, clienteling ed eccellenza esecutiva nel retail, stanno contribuendo a un graduale rafforzamento dei fondamentali del business”.
Il canale wholesale registra nei nove mesi vendite nette per 123 milioni di euro, rispetto ai 145 milioni dello stesso periodo del 2025. La flessione è del 13,4% a cambi costanti e del 15% a cambi correnti. La contrazione si accentua nel terzo trimestre, con vendite in diminuzione del 19,1% a cambi costanti e del 24,2% a cambi correnti. Il gruppo collega il risultato anche alla maggiore selettività della distribuzione, orientata a valorizzare la rete diretta e alcuni partner strategici. La riduzione del wholesale è quindi presentata non soltanto come effetto del mercato, ma anche come conseguenza delle scelte sul posizionamento del marchio.
Nord America in crescita, Asia debole
Il Nord America è l’area con la crescita più marcata a cambi costanti: le vendite nette aumentano dell’11,2% nei nove mesi, con un incremento del 7,3% a cambi correnti. Sia il Dtc sia il wholesale crescono a doppia cifra a cambi costanti; il canale diretto è sostenuto dalle vendite a prezzo pieno nel retail primario. Nel terzo trimestre l’espansione rallenta: le vendite complessive dell’area aumentano del 2,4% a cambi costanti e del 2,3% a cambi correnti, con il Dtc in crescita a una cifra nell’ordine medio. Anche Centro e Sud America mantengono un andamento positivo. Nei nove mesi le vendite aumentano del 4,8% a cambi costanti e dell’11,2% a cambi correnti, con entrambi i canali sopra i livelli del 2025. Nel trimestre la crescita è dello 0,7% a cambi costanti e del 10,1% a cambi correnti.
Nell’area Emea le vendite nette dei nove mesi scendono del 7,4% a cambi costanti e dell’8,6% a cambi correnti. La crescita del canale diretto, a una cifra nell’ordine medio, non basta a compensare la diminuzione a doppia cifra del wholesale. In Asia Pacifico le vendite dei nove mesi diminuiscono del 5,3% a cambi costanti e del 6,1% a cambi correnti. Il Dtc è solo leggermente sotto il 2025 a cambi costanti: secondo Ferragamo, la debolezza della Cina è stata in larga parte compensata dalle performance positive degli altri mercati dell’area. Sul totale pesa il wholesale. Il Giappone, riportato separatamente, registra nei nove mesi una diminuzione del 2,2% a cambi costanti e del 12% a cambi correnti. (lt)