L'ingresso dello stabilimento Liberty Magona di Piombino
A Piombino slitta in avanti, forse ai primi d’ottobre, il passaggio dei lavoratori di Liberty Magona alla nuova proprietà di Trasteel. Il passaggio era previsto dal 1 settembre, con tutti i crismi dell’ufficialità. Al contrario, i sindacati hanno ricevuto una Pec con la quale la società italo-svizzera della siderurgia ha comunicato che le condizioni sospensive a cui è ricollegata l’efficacia del contratto di affitto sottoscritto non si sono ad oggi ancora realizzate. Una comunicazione che sottintende un rinvio di alcuni giorni: secondo i sindacati, si tratta soltanto di un intoppo procedurale.
Cosa è successo realmente? Le parti dell’accordo stanno ancora aspettando due pronunce, da Roma e da Bruxelles. A livello nazionale, infatti, si attende il via libera del Governo per il ricorso (o meno) alla Golden Power: ricorso che non è atteso, stante il fatto che il 50% del capitale di Trasteel è in mano ad azionisti italiani (l’ad Gianfranco Imperato, e i fratelli Cosulich). Il secondo pronunciamento favorevole atteso è quello della Direzione generale della Concorrenza della Commissione Europea: un altro verdetto che a Piombino si ritiene scontato.
Il progetto di Metinvest è ancora in bilico
Nient’affatto scontato, invece, è il proseguimento del progetto di Metinvest Adria nell’area ex Lucchini (ora Jsw): come già emerso nei mesi scorsi, per il buon esito dell’operazione è essenziale trovare un investitore partner capace di assicurare un finanziamento per l’impianto, alla luce dei rischi legati alla guerra in Ucraina. Se la società sta proseguendo nell’iter previsto – con la recente consegna delle integrazioni richieste nell’ambito della procedura di verifica di assoggettabilità a Via – il ritardo sulla tabella di marcia si sta già avvicinando all’anno.
Anche per questo, forse, si riaffaccia il desiderio di un ruolo maggiormente concreto dello Stato nella partita di Piombino. E’ la posizione della Fiom-Cgil di Livorno, che chiede “un Piano siderurgico nazionale ad indirizzo pubblico – dice il segretario generale Massimo Braccini – che sappia affiancare i privati con risorse, garanzie e manager pubblici adeguati: lo Stato deve farsi carico dei risanamenti ambientali di base e delle infrastrutture, garantendo una governance trasparente e una gestione industriale solida. Creare sinergie sul territorio: occorre unire e mettere in rete le realtà produttive per ridurre i costi, condividere le infrastrutture e valorizzare la filiera complessiva. Garantire tempi certi e occupazione: l’avvio dell’acciaieria elettrica, le opere portuali e le bonifiche devono avere un cronoprogramma vincolante”.
Leonardo Testai