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01 luglio 2026

The Italian Sea Group chiede il concordato “in bianco” e la cassa integrazione straordinaria

Sindacati in allarme per le sorti del cantiere nautico di Marina di Carrara: “Ipotesi liquidazione o vendita”

Silvia Pieraccini
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Il cantiere nautico The Italian Sea Group (Tisg) di Marina di Carrara ha deciso di presentare al Tribunale domanda di concordato “in bianco”, in modo da far scattare le misure protettive che bloccano le azioni esecutive e cautelari dei creditori, in attesa della presentazione di un piano di risanamento (entro il termine che sarà deciso dal Tribunale). Si passa dunque dalla procedura stragiudiziale della composizione negoziata della crisi a quella giudiziale del concordato. L’azienda chiederà anche la cassa integrazione straordinaria per crisi aziendale per i dipendenti diretti del gruppo, secondo quanto riporta una nota dei sindacati, che hanno incontrato la direzione aziendale. Sullo sfondo l’ipotesi di una liquidazione o di una vendita dell’attività.

La mossa dell’azienda

L’obiettivo della domanda di concordato, informa una nota di Tisg, è “preservare la continuità aziendale e il valore del patrimonio sociale, nell’interesse della Società, dei propri creditori e di tutti gli stakeholders”. “La decisione è stata principalmente determinata dall’ultima evoluzione delle interlocuzioni con gli armatori – afferma – la quale non ha consentito di continuare a ritenere il risanamento attuabile nel solo percorso della composizione negoziata. Alla luce dell’evoluzione di tali interlocuzioni, la Società ha ritenuto necessario anticipare il cambio di percorso verso il deposito del ricorso, al fine di evitare che il decorso del tempo possa ridurre le possibilità di risanamento a sua disposizione”.

Il consiglio di amministrazione ha deliberato di dare mandato al presidente e amministratore delegato, Giovanni Costantino, conferendogli i più ampi poteri al fine di presentare il ricorso. Solo ieri Tisg aveva annunciato la consegna di uno yacht e la ripresa dell’attività del cantiere.

La preoccupazione dei sindacati

Dopo aver incontrato i vertici dell’azienda, le segreterie territoriali di Fim, Fiom e Uilm hanno espresso “forte preoccupazione e allarme” a seguito delle “ultime comunicazioni”. Mentre l’attivazione della Cigs tutela i dipendenti diretti di Tigs, nessuna protezione è prevista per i 1500 lavoratori dell’indotto del cantiere apuano. “L’azienda ha anche comunicato, che in caso di impossibilità di rinegoziare i contratti con gli armatori, aspetto che farebbe venir meno la tenuta del piano di risanamento, si potrebbe aprire lo scenario liquidatorio o in alternativa la vendita del cantiere”.

Fim , Fiom e Uilm ritengono che “il concordato in bianco, strumento che congela le azioni dei creditori, non può diventare nella maniera più assoluta un alibi per per scaricare su lavoratori e indotto il costo della ristrutturazione” e chiedono “la convocazione immediata di un tavolo di crisi con azienda, Regione Toscana, Autorità di sistema portuale e Ministero delle imprese”. Quanto “alla gestione della cassa integrazione, chiederemo al tavolo di confronto con l’azienda la rotazione del personale coinvolto, maturazione dei ratei e anticipi del trattamento per evitare ulteriori perdite salariali ai lavoratori e lavoratrici e una tutela per le maestranze dell’indotto”.


Autore:

Silvia Pieraccini

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