La Toscana genera il 6,5% del Pil nazionale e contribuisce per il 12% all’export italiano, con il 59% delle piccole e medie imprese regionali che opera sui mercati esteri, un dato 14 punti percentuali sopra la media nazionale. Sono le principali evidenze del “Market Watch Pmi – Toscana” realizzato da Banca Ifis, fotografia di un sistema economico regionale composto prevalentemente da piccole e medie imprese orientate al Made in Italy e alla manifattura, che genera il 7,3% del valore aggiunto manifatturiero italiano con un tasso di occupazione regionale del 70,5% (62,5% la media nazionale).
Nel periodo 2023-2025 i ricavi delle imprese toscane sono aumentati a un tasso medio annuo del 2,2%, mentre a livello nazionale si è registrato un calo dello 0,9%. Il 2025 ha visto le esportazioni regionali crescere del 21% rispetto all’anno precedente, sostenute soprattutto dai comparti della farmaceutica e della metallurgia, che hanno compensato il rallentamento di altri settori manifatturieri.
“La Toscana conferma una spiccata capacità di competere sui mercati internazionali, facendo leva su filiere d’eccellenza e su una forte propensione all’export”, ha dichiarato Nedo Vitali, responsabile commerciale area Centro Tirreno di Banca Ifis, aggiungendo che “per sostenere la crescita nei prossimi anni sarà fondamentale accelerare sugli investimenti in innovazione e digitalizzazione”. Guardando ai prossimi anni, il 16,2% delle imprese già presenti all’estero prevede di entrare in nuovi mercati o di incrementare le vendite internazionali nel prossimo triennio, mentre il 5,1% delle aziende che oggi non esportano valuta il primo ingresso sui mercati esteri.
Metà delle Pmi guarda all’espansione
Sul piano finanziario, l’84% delle Pmi toscane prevede per il 2026 una situazione stabile o in miglioramento, contro il 78% della media nazionale. Il 41% delle imprese si trova in una fase di crescita o sviluppo accelerato, mentre il 48% valuta operazioni di crescita o cambiamento nei prossimi tre-cinque anni. Tra le imprese che considerano il ricorso all’equity, il 51% si dichiara disponibile ad aprire il capitale a investitori esterni, un orientamento che si riflette anche nei numeri del mercato: il 7% delle operazioni di fusione e acquisizione Italia su Italia nel 2025 ha coinvolto un’impresa toscana.
Per il 2026 lo scenario delineato da Banca Ifis è quello di una crescita selettiva: nonostante la debolezza della domanda interna, le tensioni geopolitiche e l’aumento dei costi energetici, le previsioni restano positive per gran parte dei comparti, in particolare tecnologia, agroalimentare e altra manifattura, mentre le costruzioni risultano l’unico settore in calo sia su fatturato che redditività. Il 71% delle Pmi prevede di mantenere stabile il livello degli investimenti nel 2026, mentre il 15% stima di incrementarlo, concentrando le risorse su ricerca e sviluppo, innovazione organizzativa e sviluppo del prodotto.
Sul fronte tecnologico, il 61% delle imprese toscane utilizza o sta adottando il cloud, mentre il 41% è già operativo o in fase di adozione dell’intelligenza artificiale. Le aziende attribuiscono a questa tecnologia benefici economici concreti: un incremento medio del fatturato del 6%, una riduzione dei costi operativi del 7% e una crescita della redditività del 7%. Il 67% delle Pmi è attivo sul fronte della sostenibilità e, tra le imprese che investono, il 77% concentra gli interventi sulla transizione verso le energie rinnovabili.
Firenze prima provincia per Pil e ricavi
I dati provinciali elaborati da Banca Ifis su base Istat e Banca d’Italia confermano il ruolo di Firenze come baricentro economico della regione: la provincia genera il 33% del Pil regionale, con 74.600 aziende attive (il 26% del totale regionale) e ricavi complessivi per 93,1 miliardi di euro, pari al 34% dei ricavi dell’intera Toscana. Il Pil pro capite fiorentino supera sia la media nazionale (+29%) sia quella regionale (+22%).
Arezzo si colloca al secondo posto per quota di Pil regionale con il 9%, forte di 26.200 aziende attive e 45,4 miliardi di euro di ricavi, pari al 17% del totale toscano, con un Pil pro capite superiore dell’1% alla media nazionale ma inferiore del 4% a quella regionale. Seguono Pisa, con 29.600 aziende attive e 20,4 miliardi di ricavi (l’11% della quota regionale sul Pil e un Pil pro capite superiore del 5% alla media nazionale), e Lucca, con 29.500 aziende e 26,4 miliardi di ricavi, pari al 10% del Pil regionale.
Le altre province mostrano un quadro più eterogeneo. Prato contribuisce per il 7% al Pil regionale con 24.600 aziende attive e 16,3 miliardi di ricavi, mentre Siena si ferma allo stesso 7% con 20.500 aziende e 14,9 miliardi di ricavi, unica provincia insieme ad Arezzo e Pisa a mostrare un Pil pro capite superiore alla media nazionale. Livorno (23.500 aziende, 20,3 miliardi di ricavi) e Pistoia (22.800 aziende, 16,7 miliardi di ricavi) si collocano invece sotto la media sia nazionale sia regionale per Pil pro capite. Le posizioni più deboli della classifica sono occupate da Massa-Carrara, con un Pil pro capite inferiore del 14% alla media nazionale e del 18% a quella regionale, e da Grosseto, che registra il distacco maggiore, rispettivamente -16% e -20%. (lt)