Immagine generata con l'AI
Cosa sta succedendo al vino toscano? I dati certi sono tre: le giacenze in cantina sfioravano 5,4 milioni di ettolitri a fine luglio 2026 (dati ministero dell’Agricoltura), pari a 720 milioni di bottiglie, in linea col 2025 ma in deciso aumento rispetto al pre-Covid (+1 milione di ettolitri); nel primo semestre di quest’anno l’export di vino toscano è sceso del 7,4% in valore, a 543 milioni di euro, dribblato dal Piemonte che invece è cresciuto (+2,4% a 566 milioni di euro); il cambio dei consumi mondiali sta penalizzando in particolare i vini rossi, produzione tipica della Toscana. Ultimo indizio: per la prima volta, i nuovi vigneti messi a bando dalla Regione Toscana, pari a 680 ettari, non sono stati completamente assegnati per carenza di domanda. Per la vendemmia appena conclusa, gran parte dei consorzi di tutela ha chiesto la riduzione delle rese per difendere i prezzi.
La sofferenza finanziaria spinge a cambiare guida
In questo scenario, in cui molte aziende vinicole stanno soffrendo sul fronte finanziario e sono alla ricerca di soluzioni per tamponare cali di vendite e buchi di bilancio, ad essere messi sotto accusa sono, prima di tutto, gli amministratori delegati. Differenze di vedute e divergenze di strategie sono all’origine di numerosi “divorzi”, più o meno consensuali, che si stanno consumando all’ombra del vigneto toscano. Il valzer in atto (rappresentato nell’immagine allegata creata con l’intelligenza artificiale) è degno della miglior tradizione viennese.
Marchesi Frescobaldi divorzia dall’ad
Il caso più eclatante è quello di Marchesi Frescobaldi, la storica casa vinicola fiorentina (159 milioni di fatturato 2025) che ha interrotto il contratto con l’amministratore delegato Fabrizio Dosi, nominato nel maggio 2024 al posto di Giovanni Geddes da Filicaja rimasto alla guida del gruppo per 28 anni. Dosi, entrato in azienda nel febbraio 2019 come direttore operativo, si occupava di tutti i brand del gruppo, compresi Ornellaia, Masseto, Luce, Attems, Domaine Roy & Fils in Oregon. Ora le sue deleghe sono passate al presidente Lamberto Frescobaldi, in attesa della scelta di un nuovo ad.
Da Ruffino è arrivato un ceo americano
Cambio al vertice anche all’azienda vinicola Ruffino (85,4 milioni di fatturato 2025), storico marchio toscano controllato dal colosso statunitense Constellation Brands, dove dall’inizio dell’anno la guida operativa è passata a Simon Towns, international managing director di Constellation Brands e già membro del consiglio di amministrazione, in seguito a un cambio di assetto che ha visto lo storico amministratore delegato Sandro Sartor assumere il ruolo di responsabile delle relazioni esterne.
San Felice punta sull’hotellerie di lusso
Rivoluzione compiuta all’azienda agricola San Felice, con resort annesso, di Castelnuovo Berardenga (Siena), proprietà del gruppo assicurativo Allianz, con l’arrivo dall’aprile scorso del manager palermitano Achille Di Carlo, ex direttore generale del grand hotel Villa Igiea di Palermo, parte del gruppo Rocco Forte,. Di Carlo ora è ceo dell’Agricola San Felice spa (9,6 milioni di fatturato 2025), che gestice la tenuta vinicola in Chianti, una a Montalcino (Campogiovanni) e una a Bolgheri (Bell’Aja) e direttore generale del resort 5 stelle Borgo San Felice (16,5 milioni di ricavi 2025), che aveva già diretto dal 2010 al 2015.
Folonari ingaggia Davide Profeti
Ha lasciato Tenute Piccini per approdare all’azienda Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute il manager Davide Profeti, da maggio diventato amministratore delegato al posto di Bruno Alvisini che è andato in pensione. Il gruppo della famiglia Folonari (9,6 milioni di fatturato 2025, di cui due dall’hospitality), fondato nel 2000, prosegue una tradizione familiare che risale alla fine del ‘700 e comprende sei tenute nei territori del Chianti Classico, Montalcino, Bolgheri e Maremma (Nozzole, Cabreo, La Fuga, Campo al Mare, Vigne a Porrona, Torcalvano).
Bulgheroni si affida a Enrico Viglierchio
Neppure il tempo di inaugurare la spettacolare cantina Meraviglia di Bolgheri, ricavata in una ex cava di arenaria, e si è interrotto il rapporto tra il gruppo Abfv-Alejandro Bulgheroni Family Vineyards (13 milioni di fatturato 2025) e l’amministratore delegato Stefano Capurso, alla guida da nove anni anche delle tenute Dievole nel Chianti Classico, Podere Landi e Podere Brizio a Montalcino. Il nuovo direttore generale per le società del gruppo Abfv in Italia e in Francia è, dal gennaio scorso, Enrico Viglierchio, in arrivo dalla Banfi di Montalcino dove per 26 anni ha ricoperto ruoli di vertice.
Vallepicciola e Zonin, cambi al vertice per il rilancio
Infine, cambio al vertice anche all’azienda Vallepicciola di Castelnuovo Berardenga (3,9 milioni di fatturato 2025 e una perdita della stessa entità), che nel giugno scorso ha varato una riorganizzazione: Nicola Vercellotti è diventato amministratore delegato, al posto di Alberto Colombo, affiancato da Hee Soo Bolfo come presidente (rappresenta la famiglia ligure che è proprietaria) e da Gaia Cinnirella come direttrice generale. Anche il Gruppo Zonin, in crisi finanziaria, che in Toscana controlla Castello di Albola in Chianti e Rocca di Montemassi in Maremma, ha un nuovo ceo: dall’aprile scorso Pietro Mattioni è stato sostituito da Maurizio Rossetti che proverà a guidare il piano industriale e finanziario di rilancio.
Silvia Pieraccini