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04 luglio 2026

Politica, imprese, sindacati: l’ora delle scelte per evitare il declino economico della Toscana 

L’editoriale del direttore. Nel 2027 molte aziende potrebbero chiudere. Urgono decisioni all’altezza del momento, dall’assemblea di Confindustria può arrivare lo spunto per la svolta.

Cristiano Meoni
L'assessore regionale alle attività produttive Leonardo Marras con il presidente Eugenio Giani

L'assessore regionale alle attività produttive Leonardo Marras con il presidente Eugenio Giani

C’è una parola che dovrebbe togliere il sonno alla Toscana: selezioneL’ha scritta la  Regione Toscana nel Documento di economia e finanza appena approvato: “Il 2027 non rappresenterà semplicemente un anno di prosecuzione della crescita debole – si legge nell’allegato della delibera regionale – ma si potrebbe ulteriormente caratterizzare come un passaggio selettivo“.

Tradotto nella pratica quotidiana significa una cosa molto semplice: non tutte le imprese ce la faranno ad attraversare il guado, molte chiuderanno. Assisteremo a un processo darwiniano, guidato dal grado di innovazione che ciascun imprenditore saprà dare alla propria attività: una materia – l’innovazione – sul quale la Toscana ha rimediato un bel 4 da Bankitalia.  

Reinventarsi, sì. Perché le vecchie certezze del modello cresciuto sull’export e sulla piccola dimensione sono state travolte e l’intelligenza artificiale minaccia altra distruzione nel sistema manifatturiero. 

In questo scenario assume un significato particolare la settimana che si apre. Giovedì 9 luglio i sindacati toscani sciopereranno chiedendo una politica industriale capace di arrestare il declino di comparti strategici, primi fra tutti moda e automotive. E lunedì 6 luglio si riunirà a Firenze l’assemblea generale di Confindustria Toscana Centro e Costa, il momento più solenne per l’associazione che con la presidenza di Lapo Baroncelli punta a cambiare il “game”, il gioco: meno analisi – tanto più o meno siamo tutti d’accordo – più fatti.  

Il tema scelto dall’associazione degli industriali è la sicurezza, e non tanto in chiave militare. Oggi la sicurezza economica è altrettanto decisiva. Per un’impresa sicurezza significa poter investire sapendo di avere energia a prezzi competitivi, poter accedere al credito, competere con regole uguali per tutti sui mercati internazionali. Significa poter programmare il futuro senza essere schiacciati dall’incertezza, che è il peggior nemico di chi fa impresa. 

L’assemblea di lunedì non è chiamata a scrivere la politica industriale della Toscana: non è questo il suo compito. Può però rappresentare il momento in cui diventa definitiva una consapevolezza che negli ultimi mesi è emersa con sempre maggiore chiarezza: la Toscana è arrivata a un passaggio decisivo della propria storia economica, può restare attaccata al treno delle regioni più avanzate d’Europa o staccarsi. Non è più il tempo di discutere se il problema esista. Esiste. E riguarda tutti. 

È da questa consapevolezza che dovrebbe partire il passo successivo. Tocca alla Regione assumere l’iniziativa e promuovere un confronto vero con imprese, sindacati, università, sistema del credito e tutti gli attori dello sviluppo (lo ha chiesto su T24, ad esempio, il presidente nazionale e regionale di Confesercenti Nico Gronchi). Non il solito sterile dibattito ma un percorso con un approdo fissato sul calendario: una data in cui sapremo già che sarà presa una decisione, qualunque essa sia. La Regione dice che il 2027 potrà essere l’anno della selezione, la Regione dunque è chiamata anche a dire come scongiurarla.  

Il punto di arrivo naturale non può che essere il bilancio di previsione regionale del 2027. È lì che le idee dovranno trasformarsi in priorità, le priorità in risorse e le risorse in atti amministrativi. 

La Toscana ha bisogno di pochi obiettivi strategici, condivisi e misurabili: di creare le condizioni per attrarre nuovi investimenti, accompagnare la riconversione dei settori più esposti alla trasformazione tecnologica, rafforzare le filiere industriali nelle quali può ancora competere ai massimi livelli. Ha bisogno, soprattutto, di scegliere. Servono almeno un paio di progetti e investimenti pilota battezzati con nome e cognome, per dare l’esempio e tracciare la strada: è chiedere troppo? 

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Cristiano Meoni

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