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19 settembre 2026

Nucleare, una centrale vale 420 chilometri quadrati di pannelli. Possiamo farne a meno?

L’editoriale del direttore. Il paradosso di Montalto di Castro, sede di un sito atomico dismesso e ora assediata al fotovoltaico. Il giusto mix di rinnovabili che serve subito al Paese.

Cristiano Meoni
Il "relitto" della ex centrale nucleare di Montalto di Castro

Il "relitto" della ex centrale nucleare di Montalto di Castro

A Montalto di Castro, a pochi chilometri dalla Maremma Toscana, c’è una storia paradossale che merita di essere raccontata. Negli anni Ottanta vi fu costruita una centrale nucleare, salvo rinunciare a metterla in funzione dopo il referendum del 1987. Quarant’anni dopo, il Comune ha chiesto una moratoria contro la proliferazione degli impianti da fonti rinnovabili: secondo l’amministrazione, considerando quelli già realizzati e quelli proposti, il consumo di suolo dovuto al fotovoltaico potrebbe superare un quarto del territorio comunale. 

Montalto è la spia di un problema: abbiamo rinunciato al nucleare, ma non è venuto meno il bisogno di energia. E qui sta il punto. Due reattori nucleari moderni da 1.600 megawatt ciascuno, funzionando al 90% della loro capacità, produrrebbero in un anno circa 25 miliardi di chilowattora. Per ottenere la stessa quantità di elettricità con grandi parchi fotovoltaici a terra servirebbero, secondo una stima indicativa, 420 chilometri quadrati di territorio. Un quadrilatero di più di 20 km per 20. 

Una centrale con due reattori, quattrocentoventi chilometri quadrati di parchi solari: è una differenza che dovrebbe bastare a farci prendere sul serio la potenzialità del nucleare. E in Toscana dovremmo essere più sensibili al ragionamento. In Toscana il paesaggio non è un lusso per esteti: è identità, turismo, ricchezza. Davvero possiamo discutere all’infinito se sia meglio sacrificare una collina alle pale eoliche o una campagna ai pannelli, escludendo a priori una fonte capace di concentrare una produzione così elevata? 

Sia chiaro: il fotovoltaico va fatto, così come l’eolico, e la geotermia va sviluppata. E bisogna accelerare, oltre i ritardi accumulati negli ultimi anni dalla Regione, perché sono tecnologie disponibili oggi e possono ridurre da subito il ricorso ai combustibili fossili importati. 

Ma proprio perché abbiamo bisogno di molta più elettricità pulita, non possiamo permetterci di rinunciare a una delle tecnologie capaci di produrne grandi quantità con continuità. Il nucleare non sostituisce le rinnovabili: le affianca. È questa la logica di un mix energetico, anziché di una guerra di religione fra fonti. 

Costi elevati, tempi lunghi, scorie, scelta dei siti: nessuno sostiene che costruire una centrale sia una passeggiata. I reattori moderni dispongono di sistemi di sicurezza più avanzati rispetto a quelli del passato, ma il rischio zero non esiste. Servono regole rigorose, controlli indipendenti e investimenti credibili. 

Sono problemi seri, ma non una buona ragione per rinunciare in partenza a una tecnologia che potrebbe contribuire alla sicurezza energetica del Paese per decenni. 

Se dopo il 1987 avessimo continuato a investire nel nucleare, oggi avremmo un sistema elettrico meno dipendente dai combustibili fossili. E, ne siamo convinti, bollette meno care. Invece la manifattura italiana continua a confrontarsi con prezzi dell’elettricità ben superiori a quelli dei nostri competitor europei – come hanno ricordato giovedì a Pescia la presidente di Confindustria Toscana Nord Fabia Romagnoli e il presidente nazionale di Confindustria Emanuele Orsini. E noi importiamo energia anche dalla Francia, il Paese che sul nucleare ha costruito una parte essenziale del proprio sistema elettrico. 

Il tempo è la ragione per cominciare, non per rinunciare. Le rinnovabili servono adesso; il nucleare va programmato adesso per averlo fra molti anni. Se continuiamo a rimandare la scelta perché una centrale richiede troppo tempo, quel tempo non comincerà mai a trascorrere. 

In alternativa possiamo continuare a fare gli gnorri e comprare elettricità francese prodotta con le centrali atomiche. Poi, però, non lamentiamoci delle bollette. 

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Cristiano Meoni

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