La Toscana dovrebbe portare la propria capacità di accumulo idrico dagli attuali circa 300 milioni a circa 600 milioni di metri cubi per garantire la sicurezza dell’acqua a imprese agricole e territorio. E’ la stima di Mauro Grassi, direttore della Fondazione Earth and Water Agenda, presentata al confronto “Acqua piovana, bene prezioso”, organizzato dall’Unione Provinciale Agricoltori di Siena. Per Grassi la Toscana parte da condizioni migliori rispetto ad altre aree del Paese, ma anche in regione gli effetti della siccità nei mesi caldi sono sempre più evidenti.
Nei mesi estivi, negli anni più siccitosi, il deficit fra precipitazioni ed evaporazione può raggiungere i 2-2,5 miliardi di metri cubi. Intanto aumenta il ricorso all’irrigazione anche per colture come vite e olivo, che tradizionalmente ne avevano avuto minore necessità. Per rafforzare la sicurezza idrica regionale, secondo Grassi, bisognerebbe raddoppiare l’accumulo da circa 300 a circa 600 milioni di metri cubi, intervenendo allo stesso tempo sulla riduzione delle perdite e sul riutilizzo delle acque non convenzionali.
Una strategia integrata pensando agli invasi
Per le imprese il tema è molto concreto. Il presidente di Upa Siena, Simone Lorenzo Signorini, ha ricordato la centralità dell’acqua per tutte le produzioni, dalla vite all’olivo fino ai cereali, e la necessità di interventi strutturali. “Dobbiamo diventare propositivi e non soltanto reattivi”, ha detto, chiedendo che la risorsa idrica trovi adeguato spazio nella futura Pac. Donato Rotundo, direttore dell’Area Sviluppo sostenibile e innovazione di Confagricoltura, ha spiegato che non cambia solo la quantità delle precipitazioni ma anche la loro distribuzione: piogge concentrate in periodi in cui servono meno alle colture e lunghi periodi siccitosi rendono decisivo trattenere l’acqua quando c’è.
Da qui, secondo quanto propone l’associazione, una strategia integrata che comprende la manutenzione degli invasi esistenti, la programmazione di nuove infrastrutture, il sostegno ai piccoli invasi aziendali, la tutela del suolo e delle aree umide, la ricarica delle falde e il recupero delle acque. In Italia piovono circa 300 miliardi di metri cubi d’acqua, ma solo una quota limitata viene stoccata.
Un nodo per le aziende è l’irrigazione collettiva, ancora poco sviluppata in Toscana. Secondo Fabio Zappalorti, direttore generale del Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud, permetterebbe una gestione più razionale della risorsa e un maggiore uso di tecnologie avanzate, superando il modello basato sul prelievo del singolo utilizzatore. Per Upa Siena grandi e piccoli invasi non sono alternativi, così come non lo sono infrastrutture, tutela del suolo, recupero delle acque e innovazione tecnologica: devono diventare parti di una strategia comune. La sfida, secondo l’associazione, è passare dalle analisi alle decisioni, mettendo imprese agricole, istituzioni, consorzi e ricerca nelle condizioni di programmare insieme. (lt)