Il 36 per cento dei proprietari immobiliari che affittano tramite Airbnb a Firenze vive di rendita. Lo dice la stessa società, presentando a Firenze i dati sull’attività della piattaforma nel 2026. E’ un dato rilevante, che dimostra quanto la rendita, in ampi strati della popolazione, abbia sostituito il lavoro.
Airbnb si presenta con i numeri in mano e con l’intenzione di prendere posizione su un tema infuocato: il rapporto tra affitti brevi ed emergenza abitativa. L’accusa di essere la causa dell’emergenza abitativa fiorentina “la respingiamo sulla base dei dati in nostro possesso”, dice Matteo Sarzana, country manager Airbnb Italia e Sud Est Europa, presentando una fotografia del fenomeno che, secondo la società, racconta una realtà diversa da quella spesso descritta nel dibattito pubblico.
Dodicimila alloggi nella città
A Firenze gli annunci presenti su Airbnb sono oltre 12.600: di questi 10.645 riguardano interi appartamenti, mentre circa 2.000 sono stanze private. Un dato che la piattaforma utilizza per sottolineare come gli appartamenti destinati agli affitti brevi rappresentino circa il 5% dello stock residenziale complessivo della città. La società ha poi insistito sulla composizione della platea degli host: gli operatori attivi sono oltre 6.200 e, secondo i dati presentati, il 75% affitta un solo immobile. Inoltre, per il 64% degli host – spiega la società – l’attività non rappresenta la principale fonte di reddito. Facendo due conti, significa che 2200 fiorentini vivono affittando i propri immobili attraverso la piattaforma e che altri 4000 integrano il proprio reddito. Il guadagno mediano indicato da Airbnb è di circa 14 mila euro l’anno, una cifra che, nella lettura della piattaforma, descrive più un’integrazione al reddito familiare che un’attività professionale strutturata.
“Dire che ormai sia tutto in mano a grandi società immobiliari non corrisponde ai dati che abbiamo – spiega Sarzana – Quello che vediamo è che nella maggioranza dei casi l’affitto breve è un sostegno al reddito”.
Il problema sono gli immobili sfitti
Il nodo della casa resta però il punto centrale del confronto. Airbnb ha evidenziato che il problema abitativo di Firenze non può essere ricondotto esclusivamente agli affitti turistici, richiamando il dato delle abitazioni inutilizzate: il 12,9% degli immobili residenziali del Comune, oltre 26 mila case, risulterebbe sfitto. Secondo la società, si tratta di un patrimonio che non entra né nel mercato degli affitti brevi né in quello delle locazioni tradizionali.
Una posizione che si inserisce in un dibattito più ampio sul futuro delle città turistiche. Il tema non riguarda soltanto la quantità degli annunci, ma anche la concentrazione degli alloggi nelle zone più centrali e l’equilibrio tra la domanda generata dai visitatori e quella dei residenti. Dal punto di vista economico, Airbnb rivendica anche il contributo generato dal settore: la piattaforma sostiene di avere raccolto e riversato al Comune di Firenze nel 2025 17 milioni di euro di imposta di soggiorno, portando il totale dal 2018 a 76 milioni di euro. Le notti prenotate attraverso Airbnb rappresenterebbero circa il 30% del totale cittadino. Secondo i dati di Inside Airbnb, il prezzo medio per notte di un alloggio sulla piattaforma a Firenze è di circa 212 euro.
Il fenomeno è stabile
La società ha inoltre sottolineato come i principali indicatori del mercato siano rimasti sostanzialmente stabili rispetto agli anni precedenti, senza una crescita, secondo Airbnb, tale da indicare un’espansione fuori controllo del fenomeno. Sul fronte delle regole, Airbnb ribadisce di non essere contraria alla regolamentazione e cita l’introduzione del Codice identificativo nazionale (Cin) come esempio di collaborazione con le istituzioni. La richiesta, però, è che eventuali nuovi interventi siano costruiti su dati aggiornati e certificati.