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25 settembre 2026

Fondazione Anno Zero, da Livorno il progetto che recupera i pc aziendali contro il divario digitale

Sede operativa a Livorno, il nuovo ente del Terzo Settore recupera e ricondiziona i computer aziendali per destinarli a studenti e persone a rischio di esclusione digitale. Primo progetto al liceo Cecioni con 35 pc donati e il sostegno delle imprese.

Verdiana Corbianco
La presentazione della Fondazione Anno Zero alla Camera dei Deputati

La presentazione della Fondazione Anno Zero alla Camera dei Deputati

Quello che per un’azienda è un dispositivo obsoleto da dismettere, per uno studente può essere la chiave di accesso al futuro. Su questo principio di inclusione e sostenibilità nasce la Fondazione Anno Zero, il cui atto costitutivo è stato presentato giovedì 24 settembre alla Camera dei Deputati. Sede legale a Milano, sede operativa a Livorno, la fondazione si è posta l’obiettivo di allungare la vita utile dei computer aziendali e trasformarli in strumenti di autonomia, accessibilità ed emancipazione digitale per le persone. 

«La scelta di presentare questo progetto alla Camera evidenzia l’importanza di far acquisire spazio a questi temi nel dibattito pubblico», ha dichiarato il deputato Andrea Casu durante la conferenza stampa alla quale hanno preso parte, tra gli altri, Andrea Arienti, presidente della Fondazione Anno Zero, e Flavia Marzano, consigliera della Fondazione, esperta di trasformazione digitale e garante delle persone con disabilità del Comune di Livorno. 

I primi 35 computer donati al liceo Cecioni

Sono 35 i pc donati al Liceo Statale “Francesco Cecioni” di Livorno per l’avvio del primo progetto pilota: un percorso rivolto a una classe prima di 27 alunni, con le macchine in esubero destinate alle necessità dei docenti. L’iniziativa è resa possibile grazie al sostegno di aziende del territorio, come Remira, realtà di Scandicci attiva nella programmazione informatica e nella produzione di software gestionali. Oltre alla donazione di hardware, ogni dispositivo viene fornito di un supporto volto all’alfabetizzazione digitale, pensato per insegnare un uso responsabile delle tecnologie e tutelare il percorso formativo dei giovani. 

A esprimere un sostegno concreto a Montecitorio è stata anche Paola Castellacci, presidente e CEO di Adiacent (Gruppo SeSa), vicepresidente nazionale di Anitec-Assinform e presidente di ITS Prodigi, che ha preannunciato l’intenzione di coinvolgere nel progetto le imprese associate ad Anitec-Assinform. Tra i relatori figurano inoltre Silvia Ramondetta, coordinatrice generale del Digital Innovation Hub Toscana e punto di riferimento per le politiche industriali di sviluppo del sistema confindustriale regionale, e Gianluca Vannuccini, direttore Sistemi Informativi, infrastrutture tecnologiche e innovazione della Regione Toscana. Entrambi hanno individuato nel progetto un modello capace di non porre in antitesi sostenibilità e progresso, con Vannuccini che ha sintetizzato la visione parlando di «un’innovazione sostenibile, resiliente e diffusa». 

Il gap digitale e i danni per l’ambiente

Durante la didattica a distanza, secondo l’Istat, 850 mila studenti tra i 6 e i 17 anni sono rimasti esclusi dalle lezioni perché sprovvisti di un computer. Oggi la carenza resta ancora tangibile, considerando che solo il 40% delle scuole italiane dispone di un’aula informatica. Sul fronte opposto, il tessuto imprenditoriale dismette ciclicamente migliaia di macchine ancora funzionanti, destinate a diventare rifiuti con un pesante impatto ambientale, se si considera che la produzione di un singolo laptop comporta l’emissione di circa 220 chilogrammi di anidride carbonica. La missione di Fondazione Anno Zero si inserisce esattamente in questo divario: i pc aziendali vengono recuperati, sottoposti alla cancellazione sicura dei dati in conformità con il GDPR europeo e ricondizionati con la sostituzione delle parti difettose. Sui dispositivi viene poi installato Linux, un sistema operativo libero che garantisce efficienza senza costi di licenza o abbonamento. Insieme al computer viene fornito anche un mini server a basso consumo utile per l’archiviazione locale e la gestione dei dati familiari.

Un uso consapevole delle nuove tecnologie

Alla consegna si affianca infine un percorso pratico per apprendere la gestione di file, password e navigazione sicura, con la fondazione che resta punto di riferimento continuo per l’assistenza tecnica. L’approccio punta anche a un uso consapevole delle nuove tecnologie, a partire dall’intelligenza artificiale. «Nella polarizzazione tra chi la vede come un oracolo e chi come un pericolo, vogliamo che l’IA sia uno strumento di supporto per ridurre le disuguaglianze – ha affermato il presidente della Fondazione Arienti – Per questo utilizziamo modelli open source capaci di girare direttamente sul dispositivo, senza bisogno di connessione internet e senza condivisione esterna dei dati». 

Tra le soluzioni sviluppate figura uno strumento per lo studio progettato per preservare l’autonomia cognitiva: anziché fornire risposte preconfezionate, il sistema guida lo studente ponendo domande sequenziali basate sulle sue risposte precedenti, aiutandolo a strutturare un ragionamento proprio. Tutto il software sviluppato viene pubblicato con codice aperto, accessibile e verificabile da chiunque. 

Una squadra di quindici persone

La fondazione è un Ente del Terzo Settore no-profit, privo di azionisti, in cui ogni risorsa viene reinvestita nella missione sociale grazie al lavoro di una squadra composta da 15 figure provenienti dal mondo dell’impresa, della ricerca e della cultura. Presidente è Andrea Arienti, ricercatore dell’Istituto di Biorobotica della Scuola Sant’Anna di Pisa, mentre vicepresidente è Federico La Placa, per anni operatore nel settore rifiuti e “mente” della fondazione insieme ad Arienti. Consiglieri sono Gianluca Angusti, imprenditore e presidente del Digital Innovation Hub Toscana, Andrea Pardini (Fondazione Teatro Goldoni Livorno), Carlo Santucci (presidente Cna Livorno). Lorenzo Azzari, Luca Barbieri, Tommaso Bonvicini, Riccardo Bruschi, Paolo dario, Valerio Fattori, Jacopo Lombardi, Lorenzo Martini, Flavia Marzano e Paolo Rossi sono invece soci sostenitori costituenti.

Tra i primi progetti operativi figura la collaborazione con il Liceo Statale Francesco Cecioni di Livorno. Nei prossimi mesi, a ciascuno studente della classe prima verrà donato un computer rigenerato all’interno di un percorso di cittadinanza digitale focalizzato su rischi e opportunità della rete. 

L’iniziativa si rivolge ora al tessuto produttivo: l’appello è diretto alle imprese e alle associazioni di categoria affinché credano nel riuso sociale dei dispositivi tecnologici, trasformando lo scarto industriale in un’opportunità di crescita per le nuove generazioni. 

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Verdiana Corbianco

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