Oggi, 2 luglio 2026

Logo t24Il quotidiano Economico Toscano
Territori

02 luglio 2026

Gronchi (Confesercenti) e l’allarme sull’economia toscana: “Basta con gli interventi a pioggia, servono misure mirate”

Intervista al presidente nazionale dopo le preoccupazioni evidenziate da Banca d’Italia sui ritardi della Toscana nell’innovazione e nella competitività. “La Regione convochi senza esitare gli Stati generali dell’economia”.

Cristiano Meoni
Nico Gronchi, presidente nazionale di Confesercenti, è anche presidente di Confesercenti Toscana

Nico Gronchi, presidente nazionale di Confesercenti, è anche presidente di Confesercenti Toscana

“Basta con gli interventi a pioggia, l’economia toscana ha bisogno di una visione strategica e di pochi e importanti provvedimenti mirati”. Nico Gronchi, fiorentino, presidente nazionale di Confesercenti nonchè di Confesercenti Toscana, riflette sull’allarme lanciato dall’ìndagine congiunturale della Banca d’Italia che ha certificato un ritardo della Toscana sul tema dell’innovazione e della competitività. In questa intervista pungola la Regione a cui chiede di convocare gli Stati generali dell’economia toscana. “Sì, è vero, ci stiamo staccando dal treno delle regioni più avanzate”.

L’ultima indagine della Banca d’Italia ha certificato che la Toscana cresce meno delle regioni più dinamiche del Centro-Nord e investe meno nell’innovazione. Condivide la preoccupazione che la regione stia perdendo competitività?

“La fotografia fatta da Banca d’Italia è nitida: l’economia toscana si sta sganciando dalle dinamiche delle regioni del nord, come se l’appennino avesse anche diviso le economie. Peraltro il Sud negli ultimi anni cresce a un ritmo doppio rispetto alla media del Paese, quindi il rischio è di trovarsi schiacciati tra due aree che vanno più veloci della Toscana. Dopo il rimbalzo del 2022, dovuto a fattori straordinari – come l’esplosione del turismo nel post-covid, l’export a livelli record e gli effetti del superbonus – il Pil toscano è cresciuto pochissimo, l’ultimo dato dice solo lo 0,4%. Una situazione preoccupante che può diventare emergenza se non interveniamo”.

Se questa è la diagnosi, qual è la cura? Che cosa manca oggi alla Toscana: una visione strategica, una politica industriale, infrastrutture più moderne?

“Occorre una visione strategica perché il più grande errore sarebbe abbandonarci alla rendita di una Toscana felix che è profondamente cambiata. La cura è scegliere poche priorità e finanziarle fino in fondo. Il rapporto della Banca d’Italia lo dice: le risorse pubbliche per ricerca e innovazione ci sono, ma restano frammentate in troppi interventi. Quanto alle infrastrutture, a parte la tramvia di Firenze che ha dato ottimi risultati, tutto il resto è incompiuto o problematico: potenziamento dell’aeroporto di Firenze, corridoio tirrenico, Darsena Europa, Fi-Pi-Li, Autopalio”.

Confesercenti ha promosso una proposta di legge di iniziativa popolare per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità per contrastare la desertificazione commerciale: quale è il senso di questa iniziativa?

“Le risposte e gli strumenti non possono essere gli stessi per città come Firenze o per un piccolo comune della Garfagnana o del Grossetano, quindi abbiamo messo a terra un’iniziativa legislativa che prevede di poter individuare insieme, pubblico e privato, le Zone economiche speciali di prossimità. Con un’impostazione chiara: dentro le Zes di prossimità si hanno semplificazioni, incentivi, agevolazioni. Queste misure, insieme a un fondo Nazionale dedicato alla rigenerazione urbana e a un osservatorio sulla desertificazione commerciale, permetteranno di intervenire in maniera selettiva. Una volta che avremo raccolto le 50mila firme necessarie, la proposta approderà in Parlamento. Sul tema abbiamo registrato consenso e convergenza delle forze politiche”.

 In Toscana il commercio di vicinato continua a perdere terreno, soprattutto nei piccoli comuni, mentre il turismo cresce. Come si evita che i centri storici si trasformino in luoghi pensati solo per i visitatori e che interi territori restino senza negozi e servizi essenziali?

“Sì, il turismo cresce: vale ormai oltre il 15% del Pil della Toscana. Il commercio tiene, non senza pagare prezzi pesanti in termini di chiusure, soprattutto dove le attività non riescono a incrociare il turismo. Ma sono fiducioso. In Toscana abbiamo oltre 150 soggetti che agendo in forme diverse realizzano oltre 1.000 eventi diffusi e producono vera rivitalizzazione urbana. I Centri commerciali naturali sono lo strumento principale da sostenere e attraverso di loro si investe sulla qualità del territorio e sulla sua vitalità. Il bando sui centri commerciali naturali è un passo importante e segna una strada: sosteniamo queste esperienze con le risorse dei fondi europei, mettiamoli in rete e facciamoli interagire con altre esperienze italiane ed europee”.

Energia, affitti, costo del denaro e consumi ancora deboli: qual è oggi il principale fattore che mette in difficoltà le imprese del commercio e della ristorazione? E quale intervento chiedete con maggiore urgenza al governo?

“Tutti questi fattori pesano, ma il nodo principale resta la debolezza dei consumi, che si scarica su commercio e ristorazione. Su questa fragilità si è innestato lo shock energetico: la fiammata inflattiva di questi mesi sta colpendo i consumi. In particolare energia, trasporti e alimentare stanno drenando le risorse riducendo al minimo le scelte delle famiglie che dopo aver pagato bollette, fatto la spesa e messo benzina scelgono di risparmiare su viaggi, cene e acquisti. Occorrono politiche fiscali che rimettano soldi in tasca alle famiglie, interventi strutturali sui costi delle imprese, in particolare energetici e affitti”.

Che clima si respira tra gli imprenditori del commercio, del turismo e dei servizi? C’è ancora fiducia e voglia di investire oppure prevalgono l’incertezza e l’attesa?

“Prevale l’attesa e gli avvenimenti geopolitici certo non aiutano. A pagare il prezzo più pesante sono gli investimenti: stiamo registrando una brusca frenata nelle richieste di finanza agevolata e per nuovi investimenti di grande dimensione. Registriamo però una forte propensione agli investimenti diffusi nel digitale, segno che il settore sta cambiando e trova nuove forme di adattamento”.

Lei è presidente nazionale di Confesercenti ma è anche presidente regionale ed è toscano. Se avesse di fronte il presidente della Regione, quale sarebbe la prima decisione che gli chiederebbe di assumere per rilanciare la competitività del sistema economico toscano?

“Gli chiederei di mettere a terra una sorta di Stati Generali dell’economia toscana chiamando a raccolta le maggiori forze economiche e sociali e gli istituti di ricerca, come Bankitalia e Irpet. E ridisegnando insieme a loro le politiche economiche e del credito, imperniando tutto su quattro assi fondamentali: terziario, turismo, export e infrastrutture, i pilastri della nostra economia. La fine degli effetti del Pnrr e il cambiamento delle politiche sui fondi di coesione europei impongono un cambio di passo alla Toscana. Basta con gli interventi a pioggia, servono poche misure forti e mirate”.

Autore:

Cristiano Meoni

Potrebbe interessarti anche

Articoli Correlati


Territori

02 luglio 2026

Ecco il Defr a corto raggio (in attesa del Piano regionale di sviluppo): “Il 2027 farà selezione di imprese”

Leggi tutto
Territori

02 luglio 2026

Seconde case al mare, schizzano i prezzi: aumenti record a Follonica, Argentario e Tirrenia

Leggi tutto
Territori

01 luglio 2026

Al via a Firenze il 30° Premio internazionale Fair Play Menarini: da Duplantis a Paltrinieri, sfilano i campioni dello sport

Leggi tutto

Hai qualche consiglio?

Scrivi alla nostra redazione

Contattaci