Nel 1985 in Toscana il valore aggiunto della manifattura rappresentava il 36,3%, i servizi il 60%, l’agricoltura il 3,6%. Quaranta anni dopo la manifattura vale il 25,9% (10,4 punti in meno) mentre i servizi sono saliti al 72% e l’agricoltura è scesa al 2,1%. A livello nazionale il peso della manifattura è il 25%.
Il boom dei servizi non è stato omogeneo
Questo processo di terziarizzazione – comune a buona parte dell’Italia e dell’Europa e messo in luce dai dati sul valore aggiunto 1985-2024 elaborati dal centro studi Tagliacarne di Unioncamere per il Sole 24 Ore – non è stato omogeneo nelle varie province toscane.
Prato non è più tra le prime 20 province più industrializzate d’Italia
Quelle più industrializzate, in particolare Arezzo e Prato che nel 1985 avevano un peso del manifatturiero vicino al 50%, hanno avuto una contrazione più forte, di oltre 15 punti percentuali: Arezzo è scesa dal 51,6% al 36,6%, passando dal quinto al decimo posto nella classifica delle province più industrializzate d’Italia; Prato è crollata dal 49,7% al 33,1%, uscendo dalla lista delle prime 20 province italiane per valore aggiunto della manifattura (era settima nel 1985).
Il ‘caso’ Siena
L’unica provincia toscana che in 40 anni ha aumentato il peso della manifattura è Siena, passata dal 20,3% (il valore più basso di tutte) al 23,2%. Per il resto il tonfo è stato pesante sia per Lucca (dal 41,1% al 30,9%), che per Firenze (dal 36,6% al 23,7%), sia per Pistoia (dal 36,5% al 23,8%) che per Pisa (dal 34,9% al 27,6%). La contrazione della manifattura si è fatta sentire anche a Massa-Carrara (dal 31,6% al 25,7%), Livorno (dal 26% al 19,5%) e Grosseto (dal 23,4% al 14,4%), la provincia oggi meno industrializzata della Toscana.
Veneto superstar nella manifattura
Il ridimensionamento della manifattura – oggi in nessuna provincia italiana prevale sui servizi – è stato più evidente nel triangolo industriale, a partire da Milano (dove oggi i servizi valgono quasi l’83% del valore aggiunto) e Torino. L’industria è andata meglio in Veneto, regione che mantiene la quota di valore medio più alta (32,7%), con Vicenza che è la prima provincia (44,2%, quasi 20 punti sopra la media nazionale) e Padova che è riuscita addirittura a mantenere inalterato il dato rispetto al 1985. Guardando ai cambiamenti nella graduatoria, si leggono la difficoltà dei distretti tessili di Como, Biella e Prato.
Silvia Pieraccini