Il paese di Vinca in Lunigiana.
La Lunigiana, un territorio a due velocità, stretto tra un invecchiamento strutturale che non accenna a fermarsi e la ricerca di nuove vocazioni economiche. Riassunto in poche parole è il quadro che emerge dal Rapporto Lunigiana 2026, lo studio curato dall’Istituto Studi e Ricerche (ISR) in collaborazione con la Camera di Commercio della Toscana Nord-Ovest.
I dati restituiscono l’immagine di un’area interna della Toscana in provincia di Massa Carrara, in profonda fase di transizione, in cui l’arretramento dei pilastri tradizionali dell’industria e del commercio al dettaglio viene compensato solo parzialmente dall’espansione del turismo, un settore che tuttavia sconta forti limiti strutturali nella distribuzione della ricchezza.
Cala e invecchia la popolazione
Le analisi demografiche mostrano la persistenza di forti criticità sistemiche. Nel decennio 2015-2025, la popolazione residente in Lunigiana è scesa del 6,2%, attestandosi a 51.317 unità. A preoccupare è soprattutto l’invecchiamento strutturale della popolazione, superiore alla media provinciale: l’indice di vecchiaia ha raggiunto quota 335 anziani (over 64) ogni 100 giovani sotto i 15 anni. Questo andamento si riflette pesantemente sul sistema scolastico locale, che ha registrato un crollo del 18,6% degli iscritti alle primarie rispetto all’anno scolastico 2018/2019.
Questo progressivo svuotamento demografico viaggia in parallelo con una marcata contrazione del tessuto produttivo. A fine 2025, le imprese attive sul territorio si sono fermate a 4.875 unità, registrando un calo del 9% rispetto al 2019. La riduzione ha colpito duramente i settori chiave: l’industria segna un pesante -15,5%, il commercio al dettaglio arretra del 14,6% e le costruzioni cedono il 12,1%.
A confermare la senescenza dell’economia locale è l’età media dei titolari d’impresa, salita a oltre 53 anni nel 2025, a fronte di una presenza marginale di imprese giovanili guidate da under 35, ferme ad appena il 7,4% del totale. In questo scenario, solo l’assistenza sociale e la cosiddetta “silver economy” (che occupa circa 282 addetti strutturati) riescono a garantire un presidio organizzato per rispondere alle esigenze di una popolazione sempre più anziana.
Gli stranieri risorsa importante
In questo quadro di forte denatalità e continuo deflusso giovanile verso i poli urbani limitrofi, l’apporto della componente straniera è diventato una risorsa strutturale e imprescindibile per la sopravvivenza del sistema socio-economico.
Negli ultimi sei anni, la popolazione immigrata residente è aumentata del 24,3%, arrivando a pesare per il 10% sul totale della popolazione. Il dato è ancora più rilevante nella fascia giovanile tra i 15 e i 29 anni, dove i giovani stranieri rappresentano il 15,4% del totale, con un incremento del 42% rispetto al 2019.
Sotto il profilo del mercato del lavoro, l’impatto della manodopera straniera è decisivo: i lavoratori dipendenti di origine estera sono cresciuti del 31% tra il 2019 e il 2023. Questa forza lavoro si concentra soprattutto nell’edilizia, dove oltre un terzo degli addetti è di cittadinanza straniera, garantendo la continuità operativa di una filiera ad alta intensità di lavoro manuale. A livello imprenditoriale, si registrano 729 attività a guida straniera, stabili sul 2019 ma con una forte spinta espansiva (+39%) nei comparti del turismo e degli altri servizi.
Crescono i flussi turistici, ma non il valore per il territorio
Il turismo è un capitolo a parte, perché è un settore in forte espansione che però genera poco valore per il territorio. I flussi registrano dati eccellenti: le presenze hanno superato quota 109.000 (+7% rispetto al 2019), sostenute da un aumento del 13% della componente internazionale e da un balzo del 44% delle strutture ricettive extra-alberghiere; ma emerge un’incapacità strutturale del territorio di trattenere il valore creato dal comparto.
Il Rapporto confronta le performance della manifattura con quelle del turismo: se l’industria lunigianese esprime una produttività media di 55 mila euro per addetto (di cui il 41% viene trasferito nel monte salari), il turismo genera una produttività ridottissima, pari a soli 17 mila euro per addetto.
Il salario medio nel turismo, inoltre, complici la forte stagionalità e una ridotta intensità lavorativa, si attesta ad appena 13 mila euro all’anno per addetto, meno della metà di quello industriale. Questa dinamica frena la stabilizzazione della ricchezza sul territorio e innesca un “deskilling patologico” che spinge alla fuga i giovani più istruiti. Non a caso, il tasso di “autocontenimento occupazionale” della Lunigiana rimane debole: sono oltre 6.700 i residenti costretti ogni giorno al pendolarismo verso i poli urbani e industriali esterni, un dato in aumento del 18% rispetto al 2011.
Dinamico il mercato immobiliare
Accanto alle ombre industriali, spicca l’eccezionale vitalità del mercato immobiliare residenziale, che ha registrato un incremento del 64% delle compravendite nel periodo 2019-2025 (+70% per gli immobili non residenziali). Nonostante l’aumento dei volumi, i prezzi medi di vendita sono scesi del 9% (attestandosi a 1.031 euro al metro quadrato nel 2025), mentre i canoni di locazione sono balzati del 15% (6,9 euro al metro quadrato). A spingere i canoni all’insù è la forte espansione degli affitti brevi turistici, segmento in cui gli alloggi disponibili sono cresciuti del 16%, generando ricavi lordi per 11,3 milioni di euro (+30%).
Importanti segnali di trasformazione giungono anche dall’agricoltura, impegnata in un drastico consolidamento qualitativo. Le micro-imprese agricole di sussistenza scendono dal 64% al 45% a favore di aziende più strutturate (con fatturati superiori a 200 mila euro). Si rafforza decisamente la transizione ecologica: le imprese biologiche sono aumentate del 30%, arrivando a coprire il 21% della superficie agricola utilizzata, spesso integrandosi con successo nell’offerta agrituristica locale.
Le barriere infrastrutturali e finanziarie
Il rilancio economico della Lunigiana deve però fare i conti con storici ritardi infrastrutturali. Se da un lato l’efficienza della rete autostradale è confermata dai flussi record registrati nel 2025 ai caselli di Aulla e Pontremoli (2,4 milioni di entrate e 2,5 milioni di uscite), dall’altro il territorio sconta una progressiva desertificazione finanziaria, certificata dalla perdita del 15% degli sportelli bancari (ridotti a sole 23 unità operative).
Anche sul fronte digitale, nonostante una stima di copertura in fibra FTTH al 72% per il 2026, si pagano ritardi storici rispetto alle aree interne limitrofe.
Testo realizzato con il contributo dell’Ai.