Nel 2024 il Pil della Toscana supera di appena un punto percentuale il picco del 2007, mentre il prodotto interno lordo per abitante resta del 5,4% sopra la media italiana. E’ il quadro economico tracciato da Istat nel suo dossier sulle trasformazioni della regione, che disegna il profilo di una Toscana con una presenza diffusa di imprese e un’occupazione cresciuta grazie alle donne, ma ancora caratterizzata da produzioni manifatturiere tradizionali e servizi a minore intensità di conoscenza.
Il Pil regionale, per il quale Istat dispone di dati dal 1980, cresce a un ritmo leggermente inferiore a quello nazionale. Nel 2024 il livello del prodotto, misurato in volume, è appena l’1% sopra il massimo raggiunto nel 2007. Il vantaggio rispetto alla media italiana si è ridotto. Nel 1980 il Pil procapite toscano era superiore del 6,4% al dato nazionale; nel 2024 lo scarto è del 5,4%. La fragilità territoriale è meno diffusa rispetto al quadro nazionale, ma non assente. Nel 2022 il 20% dei comuni toscani è classificato a fragilità alta o massima, contro il 35% italiano. In questi comuni vive meno del 3% della popolazione regionale, rispetto a quasi il 22% nazionale.
Imprese diffuse, manifattura ancora tradizionale
La densità delle attività economiche sul territorio resta un tratto distintivo della Toscana. Nel 2023 le unità locali delle imprese dell’industria e dei servizi raggiungono quota 100 ogni mille abitanti, 13 in più rispetto al dato nazionale. Dal 1951 questa presenza è cresciuta più rapidamente che nell’Italia nel suo insieme. Il dato riguarda le unità locali, cioè le sedi in cui si svolgono le attività, e non il numero delle sole imprese.
Dentro questo tessuto, però, la manifattura a bassa e medio-bassa tecnologia conserva un peso relativamente elevato: occupa il 19% degli addetti extra-agricoli, contro il 14% nazionale. Istat richiama in particolare la fabbricazione di articoli in pelle, il tessile, l’oreficeria e la produzione di carta e prodotti di carta. La specializzazione regionale rimane quindi legata a comparti tradizionali, mentre anche nei servizi il dossier segnala una minore intensità di conoscenza.
I servizi valgono il 70%, fuori Firenze c’è più industria
La trasformazione settoriale segue, nel complesso, quella italiana. All’Unità d’Italia circa il 68% della forza lavoro toscana era impiegato nell’agricoltura; dopo il predominio dell’industria negli anni Settanta, oggi i servizi rappresentano il 70% del totale e l’industria circa il 26%. Nel capoluogo il terziario, già al 60% dell’occupazione nel 1951, supera l’84% nel 2024; nello stesso periodo la quota industriale scende dal 38% al 15%. Nel resto della Toscana, invece, la vocazione industriale resta più forte, con una quota occupazionale superiore al 27%.
Anche l’agricoltura ha attraversato una trasformazione profonda. Al censimento del 1961 la Toscana contava 71 aziende agricole ogni mille abitanti, un valore già inferiore alla media italiana. Al censimento del 2020 il rapporto è sceso a 14, seguendo la tendenza nazionale alla contrazione. Il modello di sviluppo rimane policentrico, con il capoluogo – circa 360mila abitanti, meno del 10% della popolazione regionale — affiancato da Prato, Livorno e da una rete di città e comuni di dimensioni minori.
Occupazione al 70,5%: la crescita arriva dalle donne
Nel 2025 il tasso di occupazione della popolazione fra 15 e 64 anni raggiunge il 70,5%, quasi 15 punti percentuali in più rispetto al 1977. Secondo Istat, l’aumento del tasso è interamente riconducibile al contributo della componente femminile, che ha determinato una notevole riduzione delle distanze tra uomini e donne. Anche a Firenze il miglioramento dei livelli occupazionali nel confronto fra il 1951 e il 2024 dipende dall’occupazione femminile: il divario di genere passa da 53 punti a poco più di sette, pur con le differenze nelle popolazioni di riferimento precisate dal dossier.
Crescono parallelamente i livelli di istruzione. Nel 2024 oltre metà della popolazione toscana ha almeno un diploma secondario superiore. Firenze concentra una quota più elevata di laureati: il 28%, quasi il doppio rispetto agli altri comuni della regione. Il contesto demografico completa il quadro economico. Nel 2024 in Toscana ci sono 242 persone di almeno 65 anni ogni cento giovani sotto i 15 anni, contro le 208 della media nazionale. Il saldo naturale è negativo dalla metà degli anni Settanta, anticipando di circa 15 anni la tendenza italiana. I saldi migratori interni, sempre positivi dagli anni Cinquanta, e quelli con l’estero contribuiscono oggi a contenere il declino della popolazione.
Leonardo Testai