“Quando si porta il tasso di interesse al 3,5% le conseguenze ci saranno perché la Toscana è ancora una regione bancocentrica“. La ripresa dell’inflazione, e le mosse della Banca Centrale Europea per contrastarla, preoccupano Alessandro Petretto, professore emerito di Economia pubblica all’Università di Firenze, uno dei firmatari del Manifesto per la reindustrializzazione della Toscana insieme a Marco Buti e Stefano Casini Benvenuti.
“Credo che questa situazione non renderà facile quel processo di reindustrializzazione che invece vorremmo vedere attuato”, ha spiegato Petretto, intervenuto al convegno ‘La politica economica da una normalizzazione all’altra: come impedire la trasmissione dell’inflazione da costi‘ promosso dalla Fondazione Cesifin a Firenze, con la partecipazione del vicedirettore generale della Banca d’Italia Gianluca Trequattrini, e dell’ex presidente della Consob Paolo Savona. “La struttura produttiva è ancora molto elementare – ha detto – sia in termini di dimensioni delle imprese che di caratteristica dei distretti, e siamo ancora un po’ indietro nell’acquisizione dell’intelligenza artificiale come strumento di organizzazione della produzione”.
Trequattrini, dal canto suo, ha spiegato la scelta della Bce, nei giorni scorsi, di alzare i tassi di interesse di 0,25 punti percentuali: il consiglio direttivo di Francoforte, ha osservato, “non si è impegnato su un percorso futuro dei tassi” perché “la risposta appropriata dovrà dipendere dall’evoluzione dello shock e dalla sua trasmissione a inflazione sottostante e salari. In altri termini, il rialzo di settembre è stato una risposta ai dati ora disponibili, non un’indicazione sulle prossime decisioni”. Oggi gli shock , ha aggiunto, “tendono ad essere più frequenti, persistenti e connessi alle trasformazioni strutturali dell’economia globale“, per cui “le banche centrali devono adattarsi e allargare il campo di analisi a nuove discipline”. (lt)