Tutto pronto per lo sciopero regionale dei settori industriali e manifatturieri, indetto da Cgil, Cisl e Uil Toscana per l’intera giornata del 9 luglio. La manifestazione di Firenze prevede il concentramento in piazza Bambine e Bambini di Beslan, davanti alla Fortezza da Basso alle 9:30; il percorso toccherà viale Strozzi, via Ridolfi, piazza Indipendenza, via 27 aprile e piazza San Marco con arrivo in via Cavour davanti alla Prefettura, dove sono in programma gli interventi dei segretari generali di Cgil-Cisl-Uil Toscana Rossano Rossi, Silvia Russo e Paolo Fantappiè.
In occasione della manifestazione, una delegazione di sindacalisti sarà ricevuta in Confindustria Toscana, in Regione Toscana e in Prefettura per illustrare ragioni e scopi della mobilitazione. “L’industria e la manifattura – affermano i sindacati – hanno sempre rappresentato un settore trainante dell’economia regionale nonché un patrimonio di saperi e strutture. Da qualche anno però il settore è attraversato da una crisi i cui numeri parlano chiaro, una crisi alla quale vanno date risposte urgenti per evitare il rischio di deindustrializzazione e di perdita di lavoro buono e know-how“.
“Serve una strategia per il lavoro di qualità”
“In alcune filiere gli ammortizzatori sociali straordinari sono aumentati del 1.280% tra il 2023 e il 2025, mentre negli ultimi dieci anni 28 miliardi di profitti sono stati reinvestiti solo in minima parte”, attacca Fabio Berni (Cgil Toscana). Tra il 2008 e il 2025 le Unità di lavoro a tempo pieno nell’industria sono diminuite mediamente del 3,9% in Toscana, con punte del -5% a Firenze e Pistoia. Nel primo trimestre 2026 sono state autorizzate 5,58 milioni di ore di cassa integrazione nell’industria, oltre il 90% del totale regionale. La situazione più critica riguarda la moda, con oltre 2,3 milioni di ore tra cassa ordinaria e cassa straordinaria.
“Chiediamo al Governo politiche industriali efficaci e ammortizzatori sociali adeguati – dice Silvia Russo (Cisl Toscana) accessibili anche alle piccole e piccolissime imprese”, mentre “alla Regione Toscana chiediamo una strategia complessiva, con un appello alle imprese perché “dopo anni di risultati positivi non possono essere solo lavoratrici e lavoratori a pagare il prezzo di questa fase”. Per Paolo Fantappiè (Uil Toscana) “servono investimenti, innovazione, formazione e una strategia condivisa tra Governo, Regione e parti sociali per rilanciare il lavoro di qualità. La vertenza di Piombino è il simbolo di questa situazione: oltre 1.500 lavoratori attendono da anni un vero progetto industriale“. (lt)