La Toscana rallenta la corsa dell’export nel secondo trimestre 2026 (aprile-giugno), ma il bilancio dei primi sei mesi – certificato dai dati Istat – resta ampiamente positivo: +23,8% il valore delle esportazioni (arrivato a sfiorare 43,7 miliardi, cioè 8,4 miliardi in più del primo semestre 2025), contro una media nazionale del +4,5%. Meglio della Toscana ha fatto solo la Basilicata, +29,5%.
L’export di lingotti cresce del 180%
Ancora una volta l’export toscano è trainato da pochi settori, ormai diventati strategici: i lingotti in oro da investimento prodotti ad Arezzo (nel 2025 sono stati esportati per quasi 11 miliardi di euro) crescono ancora del 180% nel semestre, mentre gli articoli farmaceutici – protagonisti di un boom senza precedenti negli ultimi dieci anni fino a superare i 22 miliardi nel 2025 – rallentano la corsa a +11,6%.
La meccanica rialza la testa
Bene l’export di macchinari e apparecchi (+16%) , mentre nella moda si ferma la discesa del tessile che durava da parecchi mesi (-0,7% nel primo semestre) e continua il recupero, seppur modesto, della pelletteria (+1,2%). Male il vino (-7,5% l’export della voce ‘bevande’), così come i mobili (-5,8%) e la produzione di carta concentrata a Lucca (-10,5%). Riprendono vigore i mezzi di trasporto (+3,9%) e il marmo (+7,3% l’estrazione di minerali da cave).
Il boom verso la Svizzera, il tonfo della Turchia
Guardando ai mercato, confermato il boom di merci verso Svizzera (+434%) che si spiega in larga parte con i lingotti diretti nelle banche elvetiche; crescita a tre cifre anche verso la Cina (+136%) e a due cifre verso gli Stati Uniti (+13,7%). Prosegue la contrazione dell’export verso la Turchia (-61,6%), legato all’oreficeria aretina che, dopo il boom di semilavorati venduti per effetto di una normativa fiscale favorevole, ora sta arretrando pesantemente.
Silvia Pieraccini