Rigenerazione economica, contrasto allo spopolamento e attrazione di capitale umano ad alto valore aggiunto: alle pendici del Monte Amiata la sfida dello sviluppo non si gioca più sulle filiere tradizionali, ma sulle reti ad altissima velocità e sull’attrattività territoriale. Il progetto “Santa Fiora Smart Village”, pronto al taglio del nastro previsto tra fine settembre e inizio ottobre, rappresenta uno degli esperimenti più avanzati in Italia di riconversione socio-economica delle aree interne in un hub attrattivo per aziende e lavoratori.
L’idea nasce del 2019
L’intuizione dell’amministrazione comunale di Santa Fiora guidata dal sindaco Federico Balocchi risale al 2019, quando è stato intrapreso un percorso strategico per ribaltare la narrativa della marginalità dei borghi. Il fattore abilitante è stato il completamento dell’infrastruttura a banda ultralarga, la chiave di volta che può permettere di trasformare la qualità della vita e l’ambiente amiatino in una concreta risorsa produttiva.
Non più soltanto turismo stagionale, ma stanzialità per professionisti, dipendenti, ricercatori e creativi provenienti dall’Italia e dall’estero. “Questa non è una struttura nata specificamente per il nomadismo digitale – chiarisce Balocchi – L’obiettivo primario è incentivare la residenzialità stabile di chi lavora in smart working. Certo, il nomadismo digitale rappresenta comunque una prospettiva dinamica importante: sono persone che vanno e vengono, ma che lasciano un notevole apporto culturale e intellettuale”.
Un hub di innovazione per lavoratori ed aziende
Sul piano economico, la strategia si articola su tre direttrici integrate: l’attrazione di lavoratori da remoto alla ricerca di un costo della vita contenuto e di servizi accessibili; l’incentivazione di start-up innovative tramite contributi finanziari e spazi a canone agevolato; e l’insediamento di imprese del terziario avanzato che individuano nella delocalizzazione un’opportunità per ridurre le spese operative, garantendo al contempo un elevato benessere aziendale ai dipendenti. Elemento centrale dell’infrastruttura è l’Hub dell’Innovazione, lo Smart Village al Pratuccio di Bagnolo, uno spazio multifunzionale destinato a coworking, incubazione di nuove aziende e sedi operative. Un luogo concepito anche con una forte attenzione all’equità di genere e all’inclusione, per offrire alle lavoratrici e ai lavoratori un contesto professionale stimolante che superi l’isolamento e le difficoltà logistiche del lavoro da casa.
I riscontri sul campo, del resto, confermano l’interesse prima ancora dell’inaugurazione ufficiale. Come spiega il primo cittadino, “abbiamo già chiuso contratti con una realtà che si occupa di contact center, per una quarantina di persone, e disponiamo di un pre-contratto con una compagnia telefonica amiatina per un’altra dozzina o una quindicina di addetti, oltre a una nuova società di lavorazione laser pronta a partire da zero”. Anche la domanda per gli spazi di lavoro condiviso ha superato le aspettative: “Ci sono già diverse richieste scritte per il coworking – sottolinea Balocchi – con professionisti che vorrebbero entrare non appena la struttura sarà aperta, alcuni per periodi determinati e altri in via definitiva”.
Per gestire al meglio i flussi e le postazioni, la struttura è stata pensata con ampi margini di flessibilità: “L’obiettivo complessivo è arrivare a circa settanta persone. La capienza varia anche in base all’allestimento: se al posto dei macchinari per la lavorazione laser inseriamo postazioni con scrivanie, la capacità aumenta notevolmente”. Per far fronte a questa crescita, l’amministrazione si è già mossa in anticipo: «Abbiamo già reso operativi gli spazi esistenti riorganizzando la parte del seminterrato per ricavare superficie utile, e abbiamo acquistato un’altra palazzina facente parte del complesso originario che ristruttureremo nei prossimi anni. L’intento è ampliare l’offerta per realizzare anche una foresteria: in origine era prevista, ma abbiamo dovuto sacrificarla temporaneamente per fare spazio alle aziende che hanno fatto richiesta”.
Un modello che punta a unire i vantaggi per le imprese e per le famiglie: “Le aziende che scelgono di delocalizzare risparmiano notevolmente sui costi di gestione, mentre i lavoratori beneficiano di servizi per l’infanzia eccellenti a tariffe bassissime, di case a prezzi contenuti e di uno stipendio che, di conseguenza, acquista un valore reale molto più alto. È una duplice opportunità di risparmio e qualità della vita”.
Una sfida demografica e finanziaria
L’investimento complessivo per la realizzazione dell’opera supera i quattro milioni di euro: “Parliamo di oltre quattro milioni di euro – specifica il sindaco – di cui circa seicentomila o settecentomila euro a carico diretto del Comune, mentre la restante parte è coperta da vari finanziamenti regionali, fondi del Pnrr e dal contributo del Gestore dei Servizi Energetici”. “L’Amiata si spopola, è vero – sottolinea Balocchi – ma l’intera Italia sta perdendo popolazione e le aree interne soffrono di più. Credo che il punto nodale delle politiche di ripopolamento sia fare in modo che siano rappresentate tutte le fasce sociali, così da mantenere un tessuto culturale attivo, vivo e imprenditorialmente avanzato”.
Il sogno del futuro: Amiata Smart Mountain
L’impatto del modello ha varcato i confini nazionali. Santa Fiora è diventata un laboratorio di riferimento europeo, come testimonia la recente tappa della delegazione del progetto Interreg Europe “EDIN – European Digital Nomads”, accompagnata dall’assessore all’Economia e al Turismo della Regione Toscana Leonardo Marras, nonché l’interesse mostrato da realtà montane alpine come il Comune dolomitico di Selva di Cadore, giunto sull’Amiata per analizzare buone pratiche replicabili durante una recente visita, avvenuta qualche settimana fa, allo Smart Village al Pratuccio di Bagnolo.
Il progetto sta completando la fase di avvio operativo, ma la prospettiva di sviluppo guarda già oltre i confini comunali e si estende ai principali centri dell’Amiata grossetana. In sinergia con i vicini Comuni di Arcidosso e Castel del Piano, e grazie al supporto delle cooperative di comunità, l’obiettivo è far evolvere the Smart Village nell’infrastruttura territoriale “Amiata Smart Mountain”. Un ecosistema integrato capace di trattenere le competenze locali, attrarre investimenti hi-tech e dimostrare come l’innovazione digitale possa restituire centralità e competitività alla montagna toscana, candidandosi a modello esportabile e replicabile in contesti territoriali analoghi in tutta Italia. Una missione resa possibile proprio dalle nuove tecnologie: “Non possiamo e non dobbiamo disdegnare i nuovi lavori – spiega il sindaco –, prima comprendiamo questo cambiamento, prima riusciremo ad agire di conseguenza per trattenere le migliori energie del territorio. Il nostro può diventare un laboratorio importante non solo a Santa Fiora, dove abbiamo già raggiunto dei risultati, ma anche in altre aree interne”.
Carlo Pellegrino