La Toscana si posiziona al quarto posto tra le regioni italiane per spesa dei turisti stranieri, con 5,3 miliardi di euro nel 2025, pari al 9,4% del totale nazionale. Il dato emerge dalle stime elaborate dal Centro Studi Turistici di Firenze per Confesercenti su dati Banca d’Italia, secondo cui la spesa turistica estera in Italia ha raggiunto poco più di 56,7 miliardi di euro nel 2025, in crescita di 2,5 miliardi rispetto al 2024 (+4,6%). Una crescita che secondo le previsioni dovrebbe continuare anche nel 2026, con un ulteriore +3,9% che porterebbe il valore complessivo a 58,9 miliardi di euro.
La classifica delle regioni (e delle motivazioni)
Le prime quattro regioni per spesa turistica assorbono quasi il 56% dei consumi dei visitatori stranieri. Il Lazio guida la classifica con 10,2 miliardi di euro (18,1% del totale), seguito dalla Lombardia con circa 9,9 miliardi (17,6%) e dal Veneto con 6,3 miliardi (11,1%). La Toscana si colloca al quarto posto con i suoi 5,3 miliardi, davanti a Campania (3.390 milioni, 6,0%) e Trentino-Alto Adige (3.069 milioni, 5,4%). All’estremo opposto della graduatoria si trovano Basilicata (60 milioni) e Molise (37 milioni).
Tra le motivazioni di viaggio, il turismo culturale e delle città d’arte si confirma il principale motore della domanda straniera a livello nazionale, generando 21.639 milioni di euro, pari al 56,8% di tutta la spesa per vacanze in Italia, un dato che coinvolge direttamente anche le città d’arte toscane. Segue la vacanza al mare con 8.232 milioni di euro (21,6%), mentre la montagna genera 3.588 milioni (9,4%).
Dove va la spesa dei turisti stranieri
A livello nazionale, la quota principale della spesa turistica straniera è destinata all’ospitalità (45,2%), seguita dalla ristorazione (23%) e dagli acquisti di beni presso la rete commerciale (15,2%); il resto si divide tra trasporto interno (9,5%) e altri servizi (7,2%). Nel confronto 2025-2024, la crescita è stata trainata quasi interamente da alloggio (+1.101 milioni di euro, +4,5%) e ristorazione (+955 milioni di euro, +7,9%), quest’ultima sospinta dal crescente interesse per la tradizione gastronomica italiana.
Più contenuto l’aumento degli acquisti nei negozi (+164 milioni, +1,9%), mentre il trasporto interno è l’unica voce in calo, con una perdita di 261 milioni di euro (-4,6%). La crescita percentuale più alta riguarda invece la categoria “altri servizi” (+15,7%, +551 milioni di euro), che comprende visite guidate, escursioni, ingressi ai musei, concerti ed esperienze personalizzate, a conferma di una domanda estera sempre più orientata al turismo d’esperienza.
L’appello di Confesercenti: diversificare i flussi
“Il turismo internazionale si confirma un motore economico insostituibile per il nostro Paese, con ricadute positive non solo sulle imprese dell’alloggio, ma anche della ristorazione, del commercio e dei servizi”, dichiara il presidente di Confesercenti Nico Gronchi. Il presidente sottolinea però il rischio di una concentrazione eccessiva dei flussi: “Con quasi il 56% della spesa concentrato in quattro regioni, stiamo chiedendo a poche mete di sostenere da sole il peso di flussi che potrebbero, e dovrebbero, essere distribuiti su tutto il Paese”.
Per questo motivo l’associazione chiede alle istituzioni “una regia nazionale che coordini Regioni e Comuni, strumenti di destagionalizzazione dei flussi, investimenti infrastrutturali verso le aree interne e minori, e incentivi mirati alle imprese che scelgono di investire fuori dalle rotte più battute“, anche in vista della crescita di nuovi mercati emergenti come quello indiano. (lt)