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Lavoro & Competenze

23 giugno 2026

BiG Academy entra nei master dell’Università di Firenze: alleanza per formare i manager del futuro

Il modello didattico della scuola di alta formazione sarà integrato in alcuni percorsi post laurea dell’Ateneo. Bernini: «La Toscana è ancora in recessione». Gori e Pierini: «Senza formazione continua non ci sarà competitività».

Un momento del dibattito a Villa Bardini

Un momento del dibattito a Villa Bardini

L’esperienza di BiG Academy entra nell’offerta post laurea dell’Università di Firenze. La scuola di alta formazione manageriale nata nel 2021 lavorerà con l’ateneo affinché il proprio modello didattico venga integrato all’interno di alcuni master universitari, rafforzando il legame tra formazione accademica e mondo delle imprese. I master, sia di primo che di secondo livello, partiranno nell’autunno del 2027 e saranno co-progettati tra università e BiG Academy, dopo una fase di ascolto del fabbisogno delle aziende.

L’annuncio è arrivato all’evento “Divenire. Le strade del talento, gli orizzonti dell’impresa”, ospitato a Villa Bardini dalla Fondazione CR Firenze, durante il quale è stata presentata anche l’edizione 2027 del percorso formativo.

«Si tratta di una pietra miliare per il nostro percorso», ha commentato il presidente di BiG Academy Paolo Ruggeri. Dal 2021 l’Academy ha formato 181 manager provenienti da 85 aziende, coinvolgendo oltre 60 tra professori universitari, manager e professionisti. Un percorso che nel 2025 ha ottenuto anche la certificazione Asfor come Executive Master in Business Management.

Per la direttrice Ludovica Fiaschi, uno dei risultati più importanti raggiunti in questi anni è stato quello di «far uscire le aziende dall’autoreferenzialità e mettere a sistema competenze ed esperienze», creando un luogo stabile di confronto tra imprenditori, manager e università.

A lezione con docenti universitari e manager d’impresa

Il nuovo corso 2027 (iscrizioni già aperte) manterrà la formula che ne ha decretato il successo. Sono previste oltre 250 ore di formazione distribuite nell’arco dell’anno con lezioni concentrate nei fine settimana, durante le quali si alterneranno docenti dell’Università di Firenze e top manager delle imprese partner. Il programma unirà lezioni frontali, testimonianze aziendali, visite in impresa, laboratori esperienziali e attività di team building. Tra le novità figurano moduli dedicati a intelligenza artificiale, sostenibilità, benessere organizzativo, inclusione, supply management, comunicazione e public speaking. Il percorso prenderà avvio alla Dynamo Academy e si concluderà alla Fondazione Adriano Olivetti, confermando un modello formativo costruito sulla collaborazione tra università, imprese e grandi istituzioni.

La formazione per tutta la vita

Il tema della formazione è stato al centro del dibattito a Villa Bardini. «Per crescere servono tre cose: infrastrutture, capitale e persone. Senza le persone non si va da nessuna parte», ha osservato il direttore della Fondazione Cr Firenze, Gabriele Gori, richiamando l’allarme demografico. «Oggi abbiamo circa 500 mila diplomati all’anno, tra dieci anni saranno 300 mila. Sono stato alle scuole Don Facibeni: cento diplomati, cento assunti. Il messaggio è evidente».

Il prorettore dell’Università di Firenze Marco Pierini ha parlato di una vera e propria «glaciazione demografica», destinata a intrecciarsi con la rapidissima evoluzione delle competenze richieste dal mercato del lavoro. «Bisogna imparare a formarsi per tutta la vita. La formazione dovrà essere continua, costruita insieme da chi insegna e da chi produce».

La sferzata di Bernini sull’economia toscana

Sulla stessa linea il presidente di Confindustria Toscana, Fabrizio Bernini, secondo il quale «la scuola non finisce mai», soprattutto nell’era dell’intelligenza artificiale. Bernini ha però richiamato anche le difficoltà attraversate dall’economia regionale. «Le esportazioni toscane nel primo trimestre sono cresciute del 30%, ma se togliamo l’effetto della rivalutazione dell’oro e il boom della farmaceutica la manifattura è ancora in calo del 7-8%. Siamo tecnicamente in recessione». Il presidente degli industriali toscani ha inoltre invitato a non sottovalutare il tema della concorrenza cinese: «Secondo l’Ocse, il 60% della conquista dei mercati da parte delle imprese cinesi è sostenuto da sussidi pubblici fino a otto volte superiori a quelli dei Paesi occidentali: un dato che deve indurci a lottare più efficacemente contro il dumping che ci sfavorisce».

Per Ruggeri, la risposta passa da una nuova idea di formazione manageriale. «Dobbiamo creare mestieri ad alto valore aggiunto. La tecnologia è indispensabile, ma richiede competenze sempre nuove. Serve una formazione verticale sulle professionalità e, allo stesso tempo, orizzontale, capace di sviluppare leadership, visione e capacità di lavorare insieme. Dobbiamo tornare allo spirito delle botteghe del Rinascimento». (cm)

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