Gli agricoltori temono i rincari per i fertilizzanti
Le tensioni geopolitiche legate alla guerra in Iran e all’area strategica dello stretto di Hormuz rischiano di provocare un nuovo shock energetico con effetti diretti sull’agroalimentare e sui bilanci delle famiglie toscane. A lanciare l’allarme è Coldiretti Toscana, che teme ripercussioni simili a quelle già vissute con il conflitto tra Russia e Ucraina, quando l’impennata dei costi energetici e delle materie prime alimentò una forte crescita dei prezzi.
Secondo l’organizzazione agricola, il settore primario sta ancora scontando gli effetti di quella crisi e un ulteriore aumento dei costi potrebbe colpire duramente imprese e consumatori, con il rischio di una nuova spinta inflazionistica.
Cesani: rischio concreto di choc energetico
«Il rischio di un nuovo shock energetico è concreto – spiega la presidente di Coldiretti Toscana, Letizia Cesani –. Dalla guerra tra Russia e Ucraina ci portiamo ancora dietro aumenti che non sono mai rientrati e che le imprese non sono ancora riuscite a smaltire». Il nuovo scenario di tensione internazionale, aggiunge, «oltre a rappresentare un dramma umano, rischia di compromettere nuovamente equilibri fondamentali per garantire continuità al lavoro delle nostre imprese agricole».
Particolarmente sensibile resta il tema dei fattori di produzione. Negli ultimi quattro anni i costi sono rimasti su livelli molto elevati: i fertilizzanti segnano ancora un +49% mentre l’energia ha registrato aumenti fino al +66%. Secondo Coldiretti, il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran potrebbe riaccendere la spirale dei rincari.
Dall’area arabica il 33% dei concimi usati nel mondo
«Prevediamo ulteriori aumenti sia sul fronte energetico sia su quello dei fertilizzanti e dei concimi chimici – sottolinea Cesani –. Non va dimenticato che da queste aree proviene oltre il 25% della disponibilità globale e più del 33% dei fertilizzanti utilizzati nel mondo». Eventuali interruzioni della produzione o della logistica, spiega, «avrebbero conseguenze inevitabili: aumento dei costi lungo tutta la filiera agroalimentare e, a cascata, crescita dei prezzi per cittadini e consumatori».
Lo scenario ricorda quanto accaduto dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, quando l’impennata dei costi energetici contribuì a far salire l’inflazione alimentare a livelli record, con un +8,8% nel 2022 e un +9,6% nel 2023. In due anni, stima Coldiretti, ogni famiglia ha sostenuto una spesa aggiuntiva di oltre mille euro per l’acquisto di cibo.
Per questo l’organizzazione chiede un intervento rapido delle istituzioni nazionali ed europee. «Quando crescono i costi di produzione l’effetto si riflette sul costo della vita – conclude Cesani –. È fondamentale intervenire con tempestività, anche a livello europeo, con misure concrete per non compromettere la competitività delle nostre imprese e per garantire stabilità e sicurezza alimentare». (em)