Operaio al lavoro in una cartiera del distretto di Lucca, il più colpito dal caro energia
Gli attacchi ai giacimenti di gas in Iran, seguiti da quelli in Qatar, hanno segnato una nuova escalation del conflitto in Medio Oriente, colpendo direttamente uno snodo strategico per l’approvvigionamento energetico globale. Le tensioni nello Stretto di Hormuz hanno immediatamente innescato una reazione dei mercati: il prezzo del gas è schizzato verso l’alto fino a triplicare, passando da circa 30 euro a megawattora a punte oltre i 70 euro nel giro di poche ore. Un aumento che, per le imprese energivore toscane, si tradurrà spesso in modo diretto e immediato nelle bollette: i contratti standard di fornitura verso l’industria, al contrario di quelli domestici che adottano formule basate su prezzi medi storici, sono infatti indicizzati sulla base dei prezzi giornalieri all’ingrosso, che sin dal primo giorno del conflitto hanno subito un forte aumento. Le eccezioni sono pochissime (qualche grande azienda). Le oscillazioni del prezzo del gas dunque incidono subito sulle tariffe, aggravando una situazione già segnata da anni di instabilità. Con il rischio di un effetto sistemico sull’intera economia regionale, come evidenziato dall’Irpet.
Lo choc nel distretto cartario di Lucca
A lanciare l’allarme è Tiziano Pieretti, una lunga esperienza nella Cartiera Pieretti, vicepresidente di Confindustria Toscana Nord con delega all’energia e presidente del Consorzio Toscana Energia: «La situazione è molto complicata: gli attacchi hanno spinto i listini verso l’alto, probabilmente agendo anche in modo speculativo». Secondo Pieretti, il punto non è tanto il singolo evento, quanto la fragilità strutturale del sistema: «Parliamo di dinamiche che, nei meccanismi tradizionali, non dovrebbero avere effetti così immediati, ma oggi il mercato è estremamente sensibile». Fino a poche settimane fa, il settore cartario stava costruendo le proprie strategie su uno scenario completamente diverso. «Venivamo da prezzi intorno ai 30 euro a megawattora e immaginavamo una discesa verso i 27-28 euro, forse anche 26». L’improvviso balzo a 70-100 euro rende impossibile qualsiasi previsione: «Se parliamo di numeri, nessuno è in grado di dire dove si andrà».
Ripercussioni sul costo delle materie prime
L’effetto, sottolinea Pieretti, è sistemico. «Pagare tre volte il gas significa aumenti fuori controllo non solo sull’energia, ma su tutta la filiera. Crescono i costi dei trasporti e cresce il costo delle materie prime». Le riserve energetiche, chiarisce, garantiscono continuità operativa ma non incidono sui prezzi. «Servono a evitare che manchi il gas, non a calmierarne il costo. Il mercato riflette tensioni immediate». Anche le misure governative appaiono limitate: «Parliamo di interventi che sono una goccia nell’oceano rispetto a quello che sta succedendo». Nonostante tutto, il settore cerca di tenere. «Le cartiere hanno costruito nel tempo una struttura solida, con una clientela che comprende le difficoltà. In questo momento si chiede a tutti di stringere i denti: imprese, fornitori e clienti».
Freno agli investimenti e spending review forzata
Una fotografia più ampia arriva da Giovanni Dorin, presidente del Consorzio Energie Firenze, che riunisce imprese medio-grandi per l’acquisto di energia e gas. «A livello macro, il rincaro energetico sta creando forti incertezze nelle attività industriali, con rallentamenti negli investimenti e una sorta di spending review forzata». Il quadro economico generale non aiuta: «L’inflazione italiana è all’1,6%, sotto il 2% della Germania, ma ha comunque un impatto su attività e consumi».
Il mercato resta estremamente volatile. «Il barile di greggio ha toccato picchi di 119 dollari la scorsa settimana – afferma Dorin, ceo delle Officine Mario Dorin Spa – Sul gas i prezzi restano elevati nonostante un lieve calo recente, anche per le minori importazioni dal Nord e la pressione sui rigassificatori».
Energia elettrica, si temono prezzi di 120-140 euro il megawattora
Anche l’energia elettrica segue la stessa dinamica: «I prezzi sono saliti oltre i 100 euro a megawattora, con picchi a 110, trainati dal gas e dal costo della CO2. Le rinnovabili danno un po’ di sollievo, ma non bastano» dice Dorin. Le previsioni restano al rialzo: «Per i prossimi trimestri si stimano valori tra 120 e 140 euro». In Toscana, l’impatto rischia di essere pesante. «Parliamo di un tessuto fatto in gran parte di piccole e medie imprese. Se questa situazione dovesse protrarsi, migliaia di aziende potrebbero trovarsi con bilanci in rosso». A questo si aggiungono altri segnali di rallentamento: «Alcuni settori, come commercio e turismo, registrano meno presenze straniere. Lo scenario è complessivamente critico».
Perché gli aumenti della bolletta sono quasi sempre immediati
A livello nazionale, la situazione si fa ancora più preoccupante nelle parole di Daniele Bianchi, presidente del coordinamento dei consorzi energia, che gestiscono complessivamente circa 10 terawattora di energia elettrica e 1,5 miliardi di metri cubi di gas, con circa 500 aziende energivore in Toscana tra carta, tessile e conciario. «L’aumento è estremamente gravoso. Nei settori più gasivori, come carta, acciaio, ceramica, cemento e vetro, l’energia può incidere fino al 30% dei costi di produzione. Se il gas triplica, l’impatto sui costi complessivi diventa insostenibile». Una dinamica che mette a rischio la sopravvivenza stessa delle imprese. «Le aziende si coprono con contratti a termine per garantirsi stabilità, ma questo è possibile solo in condizioni normali: di solito il costo di mercato si scarica immediatamente sull’azienda – spiega – Oggi siamo ancora in una fase di instabilità ereditata dalla crisi russo-ucraina, e il sistema resta opaco».
Prezzi impossibili da controllare
Il gas oggi utilizzato in Italia è in gran parte importato, anche dagli Stati Uniti, ma questo non ha impedito le oscillazioni: «Il prezzo non riflette solo il costo della materia prima, ma dinamiche finanziarie e speculative che sfuggono al controllo delle imprese». Il problema, sottolinea Bianchi, non è tanto la sicurezza degli approvvigionamenti quanto il loro costo. «L’Italia, rispetto ad altri Paesi come la Germania, è relativamente più protetta sul fronte degli stoccaggi, ma questo non evita il problema dei prezzi. E per le aziende energivore è un tema cruciale». Da qui l’appello: «Servono interventi mirati, non bastano misure generaliste».
Carlo Pellegrino