Lo stabilimento Eli Lilly di Sesto Fiorentino
Lunedì 23 febbraio il titolo di Novo Nordisk, multinazionale farmaceutica danese, è crollato: meno 8 per cento, dopo la pubblicazione di uno studio realizzato dalla stessa società che attestava la “non inferiorità” del prodotto concorrente, Tirzepatide, rispetto al proprio farmaco CagriSema. Sono entrambi farmaci utilizzati contro l’obesità. Lo studio Redifine4 ha affermato che nelle 84 settimane dello studio clinico i pazienti trattati con CagriSema hanno ridotto il peso del 23% per cento, mentre quelli che hanno assunto Tirzepatide sono dimagriti del 25,5%. Tirzepatide, che è risultato più efficace, è un principio attivo commercializzato con il nome di Mounjaro (obesità) e Zepbound (diabete) dalla multinazionale americana Eli Lilly. Ed è un farmaco prodotto in decine di milioni di confezioni nello stabilimento di Sesto Fiorentino, una eccellenza mondiale dell’industria farmaceutica. Insomma, la Toscana come polo europeo, se non mondiale, nella lotta all’obesità.
Novo Nordisk mantiene un vantaggio storico sui farmaci consolidati come Ozempic (diabete) e Wegovy (obesità). Ma su quelli di nuova generazione, lo studio clinico pubblicato lunedì scorso ha attestato una diversa gerarchia, in un mercato che vale decine di miliardi di euro all’anno e che triplicherà nei prossimi tre anni.
Il boom del farmaco “Made in Sesto Fiorentino” ha già fatto vedere i suoi effetti, che possiamo riscontrare nel dato dell’export del primo semestre 2025: le esportazioni di prodotti farmaceutici della provincia di Firenze sono più che raddoppiate rispetto al primo semestre dell’anno precedente raggiungendo gli 8,4 miliardi di euro, una quota del 25 per cento delle esportazioni nazionali. Di questi 8,4 miliardi, 5 sono stati assorbiti da Stati Uniti, Francia e Spagna.
Un farmaco che vale più di un distretto
Numeri “monstre”: un farmaco innovativo esporta più di un distretto industriale costruito in decenni di successi imprenditoriali! Si pensi che Mounjaro ha fatturato 5,2 miliardi di dollari di vendite nel secondo trimestre 2025 e Zepbound 3,4 miliardi di dollari nello stesso periodo. Una “press release” di Eli Lilly riporta i volumi di vendita di Mounjaro e Zepbound nel 2025: rispettivamente 22,965 miliardi di dollari e 13,542 miliardi di dollari, dunque complessivamente 36,5 miliardi di dollari. Mentre la “press release” di febbraio 2026 annuncia una guidance (cioè previsione) di 80-83 miliardi di dollari nel 2026.
Quando i valori sono così alti, tutto ne consegue, anche la retribuzione del lavoro. E tutto quello che abbiamo descritto sopra avviene in gran parte nello stabilimento di Sesto Fiorentino, l’hub per la produzione di Tirzepatide. Nata come fabbrica per la produzione di insulina, dopo l’introduzione della nuova produzione nel 2024 si è sviluppata fino a occupare con l’ultimo ampliamento 1540 dipendenti diretti. E’ in corso un importante investimento tecnologico per ammodernare i laboratori ma è evidente che dopo la conquista della leadership di prodotto nel contrasto all’obesità la capacità produttiva di Sesto Fiorentino non è più sufficiente.
Giani: io favorevole all’ampliamento ma decide Sesto
Una decina di giorni fa il presidente della Regione Eugenio Giani ha visitato lo stabilimento, per rendersi conto di persona della realtà. Poche ore dopo ha rilasciato dichiarazioni che lasciavano presagire un futuro ampliamento che avrebbe portato ulteriori 300 posti di lavoro. Eli Lilly, un po’ spiazzata per la tempistica delle dichiarazioni di Giani, lo ha ringraziato ma ha dovuto precisare che investirà solo a determinate condizioni: anzitutto – così almeno sembra di capire dal comunicato aziendale – l’immissione nel sistema sanitario pubblico dei farmaci innovativi per diabete e obesità, più costosi ma più efficaci, affinché il sostegno alla ricerca non sia solo uno slogan ma un segnale concreto.
Oggi, dopo le nuove evidenze scientifiche che spingono il Tirzepatide di Eli Lilly, Giani conferma: “Se c’è da potenziare la capacità produttiva dello stabilimento di Sesto io sono assolutamente favorevole: mentre mi pare problematico utilizzare l’adiacente impianto sportivo per ampliarsi, sarebbe possibile una soluzione architettonica seminterrata nell’oliveta accanto che avrebbe il merito, peraltro, di minimizzare l’impatto ambientale. Ma io non sono il decisore: qualsiasi scelta non potrà che passare dal Comune di Sesto Fiorentino, che adesso è in attesa di avere una nuova amministrazione con le elezioni”.
Le considerazioni che si possono trarre da questo “caso di scuola” sono persino banali ma a una politica attardata a guardarsi l’ombelico (vedi l’ennesima proposta di cambiare la legge elettorale!?) conviene ripeterle: questa è una chance che la Toscana non può sprecare. Si apra, subito, un tavolo con Eli Lilly per portare nuovi ordinativi dei farmaci anti-obesità e nuovi posti di lavoro a Sesto Fiorentino, convincendo l’amministratore delegato del gruppo Dave Ricks a ricredersi sulla possibilità di investire ancora in Italia. Con un confronto chiaro, trasparente, chiedendo all’azienda quali sono le condizioni per l’investimento e trattando. E con un mantra in testa: lavoro, lavoro, solo lavoro, nell’interesse della collettività.
Cristiano Meoni