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24 giugno 2026

Konecta, sei mesi per trovare nuove commesse o il call center di Livorno chiude

Tim proroga i volumi al massimo fino a dicembre: le 76 lavoratrici continuano con contratti di solidarietà all’80%.

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Sei mesi di tempo: è questo il margine che ha davanti il call center Konecta di Livorno per trovare nuove commesse ed evitare la chiusura. È quanto emerso dalla riunione in Prefettura a cui hanno partecipato Konecta, la committente Tim, i rappresentanti delle istituzioni locali, le Rsu e le segreterie provinciali Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilfpl-Uil. Tim si è dichiarata disponibile a prorogare gli attuali volumi di traffico del servizio clienti 187, al momento unica commessa gestita dal sito livornese, certamente fino a settembre e, solo se le condizioni lo consentissero, al massimo fino a dicembre. Fuori da questo orizzonte, in assenza di nuove lavorazioni, per il call center labronico ci sarebbe la certezza della chiusura.

Contratti di solidarietà: cinque o sei giorni al mese

La piccola boccata d’ossigeno garantita dalla proroga di Tim non cambia le condizioni di lavoro delle 76 lavoratrici – per la quasi totalità con contratto part-time – che continueranno a operare in regime di contratti di solidarietà all’80%, il che si traduce in soli cinque o sei giorni di lavoro al mese e stipendi fortemente ridotti. La crisi continuerà dunque a essere gestita con questo strumento, già utilizzato negli ultimi mesi, mentre Konecta sarà chiamata a correre contro il tempo per portare nuove commesse sul territorio livornese.

In concomitanza con la riunione, una delegazione delle 76 lavoratrici ha tenuto un presidio davanti alla Prefettura. I sindacati hanno colto l’occasione per ribadire al prefetto l’importanza di fare pressione sul Mimit affinché si apra “una seria riflessione sulla crisi del settore dei call center per cercare di trovare soluzioni strutturali in grado di tutelare i lavoratori del comparto, anche alla luce del sempre più dilagante utilizzo da parte delle aziende dell’intelligenza artificiale per sostituire l’operato del lavoro umano“. Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilfpl-Uil hanno confermato il proprio impegno a restare al fianco delle lavoratrici e a “lottare per la difesa del loro posto di lavoro“. (lt)

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