Ora non è più un’indiscrezione: la multinazionale svizzera Nestlè ha avviato ufficialmente la vendita della divisione acque minerali premium (dopo aver ceduto nel 2021 la divisione Nestlè Waters Nordamerica), che comprende il marchio toscano Acqua Panna (248 dipendenti), prodotto in più di 400 milioni di bottiglie all’anno e distribuito nel mondo.
La tenuta che ospita Villa Panna
E’ l’acqua che sgorga in Mugello, nel comune di Scarperia e San Piero (Firenze) dove c’è anche lo stabilimento di imbottigliamento, in una tenuta di 1.300 ettari che comprende Villa Panna, acquistata all’inizio del Quattrocento dai Medici, passata poi ai Torrigiani, ai Contini Bonacossi e nel 1957 alla società Terme di San Pellegrino. Dal 2020, grazie alla partnership con la Federazione italiana parchi e riserve naturali, la tenuta Panna è diventata un laboratorio di ricerca sulla biodiversità, in cui flora e fauna vengono monitorate e salvaguardate.

Focus su settori più strategici
La vendita delle acque minerali, che comprenderebbe anche altri marchi italiani come San Pellegrino e Levissima (oltre a Perrier e Vittel), è valutata circa cinque miliardi di euro e mira a riorganizzare il portafoglio del gruppo svizzero, intenzionato a concentrarsi su settori ritenuti più strategici e redditizi come nutrizione e benessere. Ma l’operazione, per la quale sarebbero rimasti in lizza due fondi internazionali (la selezione delle offerte è in corso), potrebbe avere effetti sugli investimenti e sulle strategie di crescita, e dunque anche sull’economia toscana. Tra l’altro sulle bottiglie di Acqua Panna compare un giglio, simbolo di Firenze, insieme con la parola ‘Toscana’, grazie a un accordo stretto nel 2014 con la Regione che ha l’effetto di aumentare l’appeal commerciale dell’acqua.
Silvia Pieraccini