Il presidente della Regione Eugenio Giani
Con la pubblicazione del decreto attuativo della riforma dei Comuni montani sempre più vicina, il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani lancia un appello per stoppare la riforma: un riordino che, introducendo criteri generalmente più stringenti relativamente ad altimetria e pendenza, farebbe scendere il numero di amministrazioni toscane nella lista – da 149 a 113 – con conseguenze per le casse dei 36 Comuni. “Tra la diminuzione che il Governo fa del fondo per la Montagna e la riduzione del numero di Comuni – sostiene Giani -, sostanzialmente passiamo da 10 milioni a 2-3 milioni di euro, quindi non è accettabile”. Non tutte le regioni saranno penalizzate: Piemonte e Lombardia, ad esempio, guadagneranno rispettivamente 49 e 17 comuni nell’elenco.
“Stiamo sempre più venendo a conoscenza degli effetti di quella ipotesi di decreto ministeriale”, e “sinceramente, più andiamo avanti più vediamo che è inaccettabile”, ha aggiunto Giani. In particolare, sulla riforma dei Comuni montani, il presidente della Regione Toscana sostiene l’esistenza di “perplessità nell’elaborazione del decreto, ormai prossimo alla definizione e alla pubblicazione, da parte del Consiglio di Stato”, e quindi “di fronte alle sempre maggiori perplessità e contrarietà che emergono, faccio un appello al Governo perché non pubblichi questo decreto attuativo ma riveda i criteri con cui attuare la legge 131 del 2025“.
“Senza risorse non ci sono investimenti”
“Una contrazione così drastica non è una riforma, è un disinvestimento – ha detto il coordinatore della Consulta della montagna di Anci Toscana, Luca Marmo -. Senza risorse non ci sono investimenti, e senza investimenti i nostri Appennini perdono l’unica chance di rimanere vivi, sicuri e presidiati. Lasciare fuori Comuni che, pur non raggiungendo determinate quote, hanno un carattere spiccato di internalità, fragilità demografica, lontananza dai servizi essenziali e una storia di marginalità montana riconosciuta è inaccettabile. Non si governa la montagna con un righello, ma conoscendone le comunità. Per questi motivi, condivido l’appello del presidente Giani: il Governo non pubblichi questo decreto. Si riapra un confronto serio su criteri e risorse“.
Lo stesso Giani ha espresso “piena solidarietà ai sindaci e ai Comuni che hanno preannunciato ricorsi” e quindi ha auspicato una “mobilitazione attraverso l’Anci e l’Upi” sul tema. Nel frattempo il sindaco di Urbino Maurizio Gambini, alla guida di uno dei 29 Comuni delle Marche a uscire dal nuovo elenco, ha promosso una manifestazione di protesta che si terrà il 13 maggio a Roma: la data coincide con il giorno della prima udienza fissata dal Tar del Lazio, a seguito del ricorso unitario portato avanti dagli stessi Comuni contro la riforma, fra cui anche quattro amministrazioni locali toscane. (lt)