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29 giugno 2026

A Piombino Jsw verso la svolta entro l’anno, Metinvest cerca un nuovo investitore

In attesa della firma dell’accordo di programma, l’impianto di Jindal tornerà a pieno regime per la metà di agosto.

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La firma dell’accordo di programma per Jsw a Piombino “ha subito un ritardo di oltre due anni, certamente non per cause imputabili a Jsw”. Lo afferma l’azienda, spiegando di aver affrontato nelle ultime ore un guasto meccanico allo stabilimento e precisando di aver garantito “una continuità produttiva immediata“, procedendo al 70% della capacità produttiva “per garantire il funzionamento dell’impianto entro gli assoluti margini di sicurezza per personale e macchinari”, e prevedendo “di tornare a pieno regime produttivo per la metà del mese di agosto”. Jsw ricorda inoltre che il revamping del treno di laminazione rotaie “è stato subordinato, dagli enti preposti all’autorizzazione, alla firma dell’accordo di programma”.

Due anni per completare il piano Jsw

“Ipotizzando l’imminente firma dell’Adp e l’avvio del progetto nei prossimi sei mesi – sostiene Jsw -, il completamento richiederà comunque circa 24 mesi: nel frattempo che si completeranno i lavori preparatori Jsw ha deciso di non attendere passivamente, ma si concentrerà su tutte le azioni necessarie a mantenere l’impianto pienamente operativo in questo periodo di transizione”. A dimostrazione dell’impegno sul territorio, il gruppo ricorda di aver investito dall’acquisizione dello stabilimento quasi 30 milioni di euro in manutenzioni, risorse ritenute fondamentali per sostenere gli attuali livelli di produzione in un mercato italiano dell’acciaio caratterizzato da una domanda molto bassa.

Dall’acquisizione del polo siderurgico da Cevital, Jsw “ha assunto un’esposizione diretta di circa 148,1 milioni di euro e un’esposizione indiretta di circa 199,3 milioni, per un totale di circa 348,4 milioni di euro. Inoltre ha stanziato circa 148 milioni di euro (in parte sotto forma di grant che, con la firma dell’accordo di sviluppo, verranno sostenuti da Invitalia) per l’ammodernamento del laminatoio per rotaie; di questi, macchinari per un valore di circa 40 milioni di euro sono già stati consegnati in loco. Va notato inoltre che, dall’avvio delle attività, nonostante perdite iniziali per quasi 71,6 milioni di euro, sono stati sostenuti costi del personale per circa 333,2 milioni di euro“.

La svolta di Metinvest preoccupa la Fiom

Nel frattempo, la ricerca di un nuovo investitore da parte di Metinvest Holding per il progetto della nuova acciaieria di Piombino preoccupa il sindacato: secondo quanto riportato dal Financial Post, sulla base di indiscrezioni di Bloomberg, il gruppo ucraino della siderurgia sarebbe alla ricerca di un nuovo investitore che fornisca un finanziamento azionario per l’impianto, “alla luce dei rischi legati alla guerra associati alla significativa presenza operativa di Metinvest in Ucraina”, ha fatto sapere l’azienda.

Per la Fiom-Cgil si tratta di “un elemento che si inserisce tuttavia in un contesto in cui il cronoprogramma iniziale risulta già oggetto di slittamenti e in cui diversi passaggi autorizzativi e infrastrutturali restano ancora aperti”. Per Massimo Braccini, segretario generale Fiom-Cgil di Livorno, e Mauro Macelloni, membro della segreteria Fiom, “il punto centrale non riguarda la solidità dichiarata del piano, ma la sua concreta attuazione nei tempi e nelle condizioni previste”.

Per questo motivo, sottolineano i sindacalisti, “chiediamo piena chiarezza sull’assetto societario, sul cronoprogramma aggiornato e sulle eventuali ricadute che l’ingresso di un nuovo investitore potrebbe avere sull’equilibrio complessivo del progetto”. Dunque, concludono, “chiediamo un confronto con azienda e istituzioni per verificare lo stato reale degli impegni, con particolare attenzione al rispetto del cronoprogramma e alle garanzie occupazionali“.

I rischi geopolitici fanno rivedere i piani

Metinvest aveva accettato di contribuire alla joint venture con l’italiana Danieli con oltre 500 milioni di euro, pari al 75% del capitale totale, ma ora starebbe cercando di ridurre tale importo a meno di 300 milioni di euro, secondo fonti vicine alla vicenda che hanno chiesto di rimanere anonime. Il Financial Post sostiene che alcuni potenziali finanziatori hanno assunto un atteggiamento più cauto a causa dell’acuirsi dei rischi geopolitici, tra cui il recente conflitto in Medio Oriente, secondo una fonte informata sulla questione, che ha chiesto di rimanere anonima poiché le discussioni sono riservate. Secondo il piano originario, il finanziamento avrebbe dovuto consistere in prestiti, sovvenzioni governative e conferimenti di capitale da parte dei partner della joint venture.

La situazione finanziaria di Metinvest è stata messa sotto pressione dopo che, ad aprile, la società ha dovuto attingere alle riserve di liquidità per rimborsare un’obbligazione da 428 milioni di dollari. Alcuni dei beni dell’azienda in Ucraina sono andati persi o sono stati danneggiati a seguito dell’invasione russa. Anche gli elevati costi energetici e la carenza di manodopera hanno inciso negativamente sulle sue attività. (lt)

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