Nel giro di un anno l’artigianato toscano ha perso 1.248 imprese e 7.919 lavoratori. Lo segnala Cna Toscana sulla base dei dati Inps rielaborati da Ebret, l’ente bilaterale dell’artigianato toscano, confrontando il saldo di maggio 2025 con quello dello stesso mese del 2026. Le imprese artigiane iscritte all’Inps in Toscana erano 29.180 a maggio 2025 e 27.932 a maggio 2026. Gli occupati nel settore sono scesi da 126.051 a 118.132. In termini percentuali la flessione è del 4,3% per le imprese e del 6,3% per i lavoratori.
Il tessile, abbigliamento e calzature è il settore che subisce di più: in un anno perde 409 imprese e 4.446 addetti, oltre la metà della perdita totale dell’artigianato. Cna ricorda che si tratta di una crisi profonda, iniziata da oltre tre anni. Seguono la meccanica, con 289 imprese artigiane e 1.672 addetti in meno, e l’edilizia, che lascia sul campo 229 imprese e 835 addetti. Sommando i tre comparti, che nel comunicato sono quelli indicati come più in difficoltà, la perdita arriva a 927 imprese e 6.953 addetti, pari a circa tre quarti delle aziende e all’88% dei lavoratori persi in totale.
Il presidente regionale di Cna Luca Tonini parla di “un vero e proprio allarme sociale” e chiede provvedimenti strutturali, altrimenti “l’emorragia continuerà fino a svuotare completamente uno dei settori che contraddistinguono la Toscana”. Per Tonini i numeri “confermano ancora una volta che quella della moda non è una crisi congiunturale”, rimarcando che Cna è stata tra i primi a lanciare l’allarme anche per meccanica ed edilizia. “Già partecipiamo a tutti i tavoli istituzionali – conclude – chiediamo di essere ascoltati con maggiore attenzione per poter illustrare le nostre idee e proposte per elaborare un cammino condiviso e provare almeno a dare sollievo alle imprese artigiane toscane“. (lt)