Da sinistra Giangiacomo Gellini, Rossano Massai e Stefano Fani
Tempi certi, procedure semplificate e una chiara assunzione di responsabilità da parte della pubblica amministrazione. Sono questi gli elementi che, secondo Ance Toscana, l’associazione dei costruttori edili, hanno consentito il successo del Pnrr e che ora dovrebbero diventare un modello stabile anche per le opere pubbliche ordinarie. È questo il messaggio lanciato durante la presentazione del nuovo Consiglio di amministrazione di Ance Toscana, ospitata nella sede di Confindustria Toscana Centro e Costa a Firenze.
«Chiediamo che le opere di urbanizzazione seguano una linea conforme a quella del Pnrr, perché è un modello già collaudato che ha dimostrato di funzionare», ha dichiarato il presidente di Ance Toscana, Rossano Massai, riconfermato pochi giorni fa.
Secondo l’associazione, i risultati raggiunti con il Piano nazionale di ripresa e resilienza sono andati oltre le aspettative. In Toscana il 79% dei cantieri finanziati dal Pnrr, pari a 1.981 progetti di edilizia pubblica per un valore complessivo di circa 5,7 miliardi di euro, è già concluso o in una fase avanzata di realizzazione, collocando la regione tra le più virtuose nella gestione del Piano.
Accanto a questi risultati, però, emergono criticità che rischiano di frenare il comparto. Tra queste il rallentamento degli investimenti privati dopo la stagione dei bonus edilizi, una crisi abitativa sempre più marcata e la crescente difficoltà delle imprese nel reperire personale qualificato.
Gli investimenti tra spinta del Pnrr e calo dei privati
Il settore delle costruzioni rappresenta il 25% dell’industria regionale, infatti nel 2025 ha registrato una crescita del valore aggiunto del 2,3% e un aumento dell’occupazione del 4%. Gli investimenti, invece, hanno chiuso l’anno con una flessione del 2,6% in termini reali, mentre per il 2026 è attesa una ripresa (+5,5%), trainata dal completamento delle opere del Pnrr e dalla ripartenza del mercato dei lavori pubblici.
Di segno opposto l’andamento del mercato residenziale privato: quest’anno i finanziamenti a lungo termine destinati all’acquisto di abitazioni sono diminuiti di oltre il 50% rispetto al 2025, scendendo persino sotto i livelli registrati nel 2023. Per Ance Toscana il confronto tra il Pnrr e la programmazione ordinaria mette in evidenza un divario significativo. Se i cantieri finanziati dal Piano procedono con rapidità, la spesa dei fondi strutturali europei 2021-2027 resta in forte ritardo: a fine 2025 risultava utilizzato soltanto il 14,3% delle risorse disponibili, nonostante fosse già stato impegnato il 46% del budget.
Massai: bravi nell’emergenza ma non è sufficiente
«Quando l’Italia deve lavorare in emergenza dimostra di essere straordinariamente efficace. La Toscana ne è la prova con la gestione dei cantieri del Pnrr», ha osservato Massai. «Ma non possiamo vivere di sole emergenze. Da questa esperienza dobbiamo trarre le lezioni migliori, a partire dalla semplificazione delle procedure e dall’assunzione di responsabilità degli enti pubblici».
Tra le principali preoccupazioni del settore c’è anche la carenza di manodopera: l’87% delle imprese toscane è alla ricerca di operai qualificati, mentre il 69% fatica a reperire figure tecniche come direttori di cantiere e project manager. A questo si aggiunge il ricambio generazionale: nei prossimi anni oltre 7.000 lavoratori con più di 60 anni usciranno dal mercato del lavoro.
L’acquisto della casa per molti è impossibile
Nel 2025 le compravendite immobiliari in Toscana sono aumentate del 9,5%, una dinamica positiva proseguita anche nel 2026. Tuttavia, l’accesso alla casa continua a peggiorare. Per una famiglia con un reddito medio-basso, pari a circa 21.500 euro annui, acquistare un’abitazione è ormai fuori portata in tutti i capoluoghi toscani. A Firenze la rata del mutuo assorbe il 53% del reddito disponibile, mentre a Massa l’incidenza raggiunge il 46%.
Anche il mercato degli affitti presenta forti criticità: nel capoluogo toscano il canone arriva a incidere per il 66,9% sul reddito delle famiglie a basso reddito e supera il 32% anche per quelle con redditi medio-alti.
«Comprare casa in città come Firenze è diventata una grande utopia anche per il ceto medio», ha concluso Massai. «Da questo punto di vista il Piano Casa non ci soddisfa: non è in grado di rispondere alle esigenze del ceto medio né di risolvere queste criticità».
Verdiana Corbianco