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02 ottobre 2026

Monnalisa abbandona la Borsa, i soci avviano la procedura per il delisting

A metà 2026 l’azienda aretina del childrenswear riduce la perdita e prosegue nel percorso di rilancio.

Leonardo Testai
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Monnalisa, l’azienda aretina del childrenswear di alta gamma, lascerà il mercato Euronext Growth Milan di Borsa Italiana: l’assemblea dei soci ha approvato la revoca delle azioni dalle negoziazioni, a otto anni dallo sbarco sul listino avvenuto il 12 luglio 2018, unica azienda specializzata nella moda bimbo a quotarsi in Piazza Affari. Pochi giorni dopo l’assemblea, il consiglio di amministrazione ha approvato la semestrale al 30 giugno 2026: ricavi a 15,2 milioni di euro (-5%), Ebitda in crescita dell’82% a 0,95 milioni e perdita netta ridotta a 1,7 milioni dai 4,9 del primo semestre 2025, a testimonianza di un percorso di ripresa appena avviato.

Perché Monnalisa esce dal listino: parla Tugliani

L’amministratore delegato Matteo Tugliani ha spiegato la scelta del delisting con una valutazione “pragmatica e rigorosa”. Secondo il manager “la strutturale illiquidità del titolo e i ridotti volumi di scambio non consentivano al mercato di esprimere una corretta ed equa valorizzazione della società”, mentre gli oneri amministrativi, legali e di compliance della quotazione “sono diventati sproporzionati rispetto ai benefici effettivi”. Il risparmio sui costi sarà riallocato su digitalizzazione, canali di vendita e strategie di crescita globale. Tugliani ha ringraziato gli azionisti per il voto favorevole superiore al 98% e ha parlato di un’esperienza che lascia al gruppo “competenze e maturità gestionale”.

All’assemblea la delibera sul delisting è passata con un quorum superiore al 98% dei presenti, a fronte della soglia del 90% prevista dal regolamento di Euronext Growth Milan e dallo statuto. Il delisting sarà efficace dalla data comunicata da Borsa Italiana con un avviso, e secondo la società potrebbe scattare dal 6 ottobre 2026. Jafin Due, che detiene il 70,99% del capitale, e Modamet, con il 7,12%, si sono impegnate in solido ad acquistare, dopo la revoca, le quote di chi vorrà vendere al prezzo di 0,6735 euro per azione – cifra ben lontana dai 13,75 euro dell’Ipo -, che secondo Monnalisa incorpora la media ponderata dei tre mesi di negoziazione fino al 4 settembre, con un premio di circa il 5%. Il controvalore massimo è di 900mila euro. Se le richieste superassero questo importo, le adesioni saranno soddisfatte pro rata. Il periodo di acquisto dovrebbe concludersi entro il 23 ottobre.

I numeri della semestrale

Secondo il rendiconto di metà 2026, l’indebitamento finanziario netto di Monnalisa, comprensivo degli effetti dell’Ifrs 16, scende a 19,7 milioni dai 21,1 di fine 2025. Al netto dell’Ifrs 16 è di 11,9 milioni. Il patrimonio netto è di 3,6 milioni, dopo un aumento di capitale di 1 milione. Il canale wholesale cresce del 6% a 8,7 milioni e arriva al 57% dei ricavi, dal 51% di un anno prima, anche grazie ai nuovi accordi di licenza. Il retail cala del 17% a 5,2 milioni, soprattutto per la chiusura di sei punti vendita non redditizi tra giugno 2025 e giugno 2026.L’e-commerce segna 1,24 milioni (-16%): la società ha ridotto le promozioni per rafforzare il posizionamento del marchio, e la marginalità del canale sale di cinque punti. Per area geografica l’Italia scende del 12% a 5,1 milioni, l’Europa del 3% a 3,8 milioni e il resto del mondo resta stabile a 6,3 milioni, il 41% del totale.

Il piano di rilancio è stato avviato a maggio 2024. Tugliani lo descrive come la trasformazione di Monnalisa in “una piattaforma integrata per la produzione e distribuzione di marchi di lusso per adulti, sia propri sia in licenza”. Il modello del retail passa da una rete pensata come vetrina a una selettiva e orientata ai profitti. La società ammette che il contesto, con tensioni geopolitiche e calo demografico in Europa, non ha ancora consentito il ritorno alla redditività operativa, e indica il 2027-2028 come l’orizzonte in cui le azioni avviate esprimeranno pieno potenziale.

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