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12 ottobre 2026

Fi-Pi-Li, arriva SafeDrive: l’intelligenza artificiale scopre chi guida con il cellulare

Sperimentazione in vista per il dispositivo della fiorentina Sodi Scientifica, l’azienda che inventò l’Autovelox. Rileva anche il mancato uso delle cinture di sicurezza. Si attende il via libera ministeriale per i test sulla superstrada.

Carlo Pellegrino
Ecco come si presenta SafeDrive, il dispositivo che scova chi è alla guida con il cellulareo che sco

Ecco come si presenta SafeDrive, il dispositivo che scova chi è alla guida con il cellulareo che sco

Si chiama SafeDrive ed è la nuova frontiera tecnologica per la sicurezza stradale made in Tuscany, ideata a Firenze. Un dispositivo in grado di guardare all’interno dell’abitacolo delle auto per rilevare due delle infrazioni più pericolose e diffuse: l’uso dello smartphone e il mancato utilizzo delle cinture di sicurezza anteriori. Le prove tecniche dell’apparecchio, condotte direttamente da Sodi Scientifica – che ha brevettato e realizzato il dispositivo – per perfezionare l’implementazione del sistema, sono prossime a iniziare sulla superstrada Fi Pi Li. Per dare il via libera ufficiale alla sperimentazione sul campo, la Città Metropolitana di Firenze fa sapere di essere in attesa dell’autorizzazione ministeriale necessaria. Poi il dispositivo – annunciato alla fine di luglio – sarà installato al chilometro 16+300 in direzione mare nel territorio comunale di Lastra a Signa.

I padri dell’Autovelox firmano il nuovo dispositivo

L’invenzione porta la firma di Sodi Scientifica, azienda fiorentina che ha scritto un pezzo di storia della tecnologia applicata alla circolazione stradale. È stato infatti Fiorello Sodi, fondatore dell’azienda, a brevettare il primo autovelox in Italia: correva l’anno 1966. Poi i primi modelli commercializzati negli anni Settanta. «Ne abbiamo la titolarità morale, il primo strumento per la misurazione della velocità sviluppato in Italia e persino il nome stesso sono stati inventati da mio padre», spiega Paolo Sodi, presidente e amministratore delegato dell’azienda, sottolineando come la realtà fiorentina continui a evolversi per rispondere alle nuove emergenze della strada. Con una ventina di addetti e un fatturato annuale che si aggira tra i 3 e i 4 milioni di euro, Sodi Scientifica opera «in un mercato di nicchia» ed è oggi tra le aziende all’avanguardia a livello internazionale.

Paolo Sodi, a capo della Sodi Scientifica, l’azienda che ha inventato SafeDrive

Come funziona SafeDrive tra intelligenza artificiale e privacy

Il nuovo strumento che sarà testato sulla Fi-Pi-Li nasce per contrastare quella che Paolo Sodi definisce senza mezzi termini una vera e propria emergenza sociale. «Il telefonino alla guida è diventato uno strumento di distrazione di massa che riguarda ormai tutte le fasce sociali – afferma – Non indossare la cintura, inoltre, trasforma l’eventuale apertura dell’airbag in un evento potenzialmente catastrofico per gli occupanti», sottolinea l’amministratore delegato. Il dispositivo utilizza telecamere ad alta risoluzione e illuminatori a led infrarossi che inquadrano il parabrezza anteriore del veicolo, funzionando efficacemente sia di giorno sia di notte e su più corsie simultaneamente, fino a una velocità di 150 chilometri orari. Algoritmi di intelligenza artificiale analizzano le immagini dell’abitacolo per distinguere se il conducente sta effettuando una chiamata senza vivavoce o se sta digitando messaggi, mail e utilizzando i canali social, nel rispetto delle norme sulla privacy e consentendo la lettura della targa anteriore.

La sicurezza degli agenti e l’uso sul territorio

La normativa attuale non consente al dispositivo un funzionamento del tutto automatico per questo genere di sanzioni. Per questa ragione, durante le verifiche su strada, SafeDrive funziona come un sofisticato sistema di preallarme per gli agenti della pattuglia. «L’intelligenza artificiale segnala alla polizia che sta sopraggiungendo un veicolo in cui è probabile un’infrazione – chiarisce Sodi – In questo modo l’agente non deve esporsi a lungo ai pericoli, ma esce e si posiziona sulla strada per intimare l’alt con la paletta soltanto quando è ragionevolmente sicuro della violazione, riducendo al minimo il tempo trascorso al centro della carreggiata e conseguentemente i rischi per la propria incolumità». Il dispositivo è già regolarmente in vendita e sul territorio nazionale sono presenti altri strumenti in funzione, anche se sui dettagli numerici e sulla collocazione precisa vige il massimo riserbo. «Ci sono, ma i dati sono riservati», conferma l’amministratore delegato, evidenziando l’interesse suscitato da questo modello unico sul mercato.

Tra ironia degli amici e vite salvate

Quanto al rapporto tra chi produce questi dispositivi e la percezione degli automobilisti, la posizione di Sodi resta chiara e pragmatica. «Se è più forte la consapevolezza di essere odiato perché produco autovelox o di fare qualcosa di utile per la sicurezza? – sorride Sodi – Tra amici ci si scherza sempre su, ma restando seri tutti sanno che gli autovelox salvano vite umane. Siamo forti di studi scientifici che attestano l’efficacia dei rilevatori, se correttamente posizionati, al di là dei dibattiti politici», conclude il presidente di Sodi Scientifica.

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Carlo Pellegrino

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