Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Mps
Un terzo polo bancario, anzi di più, capace di creare ricchezza e non smembrarla, in un’integrazione senza grandi sovrapposizioni. E’ il pensiero di Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Banca Mps, che in conference call ha illustrato alla comunità finanziaria la doppia offerta di scambio annunciata nei confronti di Banco Bpm e Banca Generali. Una mossa per creare un gruppo unico che “avrebbe una capitalizzazione di mercato pro forma di circa 80 miliardi di euro – sostiene, posizionandosi tra le prime dieci banche europee e al secondo posto in Italia per crediti alla clientela e rete di sportelli”.
Le parole di Lovaglio sono state ben calibrate per convincere i soci (e gli stakeholder dei territori) della bontà di un’operazione che appare complicata da lanciare, e ancor più difficile da realizzare. I soci di Banca Mps, sostiene, “riconosceranno i punti di forza e meriti di questo progetto molto interessante per tutti gli azionisti” alla luce della sua “logica industriale” e della remunerazione che offre nell’arco di piano, mentre “le sovrapposizioni di filiali” con Banco Bpm “sono molto limitate e saranno ben gestite“. Peraltro, ha sottolineato l’ad, “le due offerte non sono condizionate l’una all’altra”, e dunque “possiamo portarne a termine una senza portare a termine l’altra“.
“Creiamo valore con l’integrazione, non con lo spezzatino”
Lovaglio si è preoccupato di non sembrare aggressivo nei confronti degli obiettivi delle Ops, vista anche la necessità di raccogliere i consensi di azionisti importanti – uno su tutti, Credit Agricole che detiene il 29,3% di Banco Bpm e che ha comunicato meno di un mese fa la sua freddezza sulla prospettiva di un matrimonio con Rocca Salimbeni. “Sono profondamente convinto – ha detto -che le caratteristiche di questo progetto consentiranno di portare avanti questa operazione in modo amichevole perché crea moltissimo valore“, e lo farebbe “attraverso l’integrazione, non attraverso lo spezzatino, come l’abbiamo chiamato“. Una frecciata a Intesa Sanpaolo, e alla sua offerta che comprende anche la spartizione della rete di sportelli con Bper.
Nella visione del manager lucano, nel progetto di aggregazione “Mps apporta la leadership, la solidità finanziaria e la piattaforma di integrazione. Banco Bpm apporta la scala bancaria, la capacità distributiva e il profondo radicamento nel tessuto imprenditoriale italiano. Banca Generali apporta un posizionamento di eccellenza nelle gestioni patrimoniali, una rete di consulenti di elevata qualità e una crescita a basso assorbimento di capitale”. A parere di Lovaglio “la creazione di valore per gli azionisti è ugualmente chiara” in virtù di “sinergie rilevanti, migliore qualità dei ricavi, significativo incremento di utile e dividendo per azione, capitale solido e distribuzioni importanti“.
Un assist dai sindacati: “Mantenere l’integrità del gruppo Mps”
Lovaglio oggi ha inoltre incontrato i sindacati: da parte loro, nessun endorsement esplicito per il piano deciso ieri, ma un punto fermo che indica una preferenza: “Riteniamo essenziale che qualsiasi progetto industriale garantisca il valore dell’integrità del gruppo Mps“, affermano Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca-Uil e Unisin, che chiedono un “pieno e concreto riconoscimento” dell’apporto dei lavoratori del Monte “in ogni scelta futura, attraverso giuste tutele normative ed adeguati riconoscimenti economici, la valorizzazione delle competenze, percorsi professionali trasparenti, organici adeguati e un miglioramento complessivo della qualità del lavoro“.
I sindacati ritengono necessario “un confronto trasparente, preventivo e costante” con il vertice del gruppo, perché “il futuro della nostra Banca non può prescindere dalla salvaguardia dei suoi pilastri fondamentali: la tutela di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori potenzialmente coinvolti, la valorizzazione delle professionalità, la salvaguardia dell’occupazione e il sostegno prioritario ai territori e ai contesti economici nei quali il gruppo opera storicamente”.
Leonardo Testai