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21 agosto 2026

Mps, piano da 34 miliardi per Banco Bpm e Banca Generali (e Intesa è pronta al contrattacco)

C’è l’ipotesi di un esposto alla Consob da parte dell’istituto guidato da Carlo Messina, che a sua volta ha lanciato un’Opas.

Leonardo Testai
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Confermando le indicazioni delle fonti finanziarie che già ieri avevano tratteggiato i contorni dell’operazione, Banca Mps con tre comunicati stampa nelle prime ore del mattino ha annunciato il lancio di due offerte pubbliche di scambio volontarie, contestuali e parallele, interamente in azioni, sulla totalità delle azioni ordinarie di Banco Bpm e Banca Generali, per un corrispettivo complessivo di circa 34 miliardi di euro. Quella sul Banco avrà un controvalore di circa 25,3 miliardi di euro, quella su Banca Generali di circa 8,72 miliardi.

Nel caso di Banco Bpm, per il quale era stato in precedenza valutato un ‘merger of equals’, Mps offre 1,567 nuove azioni del Monte per ogni titolo della banca milanese. L’offerta non include alcun premio e valorizza l’istituto 25,35 miliardi di euro: si tratta di una combinazione “tra pari a valori di mercato”, spiega Rocca Salimbeni. Per Banca Generali il rapporto di cambio previsto è di 6,958 nuove azioni Mps per ciascuna azione della compagnia, con un premio del 10% sui prezzi ufficiali dello scorso 19 agosto. L’integrazione delle realtà acquisite, in caso di successo dell’operazione, “sarà orientata a preservare l’integrità e il valore dei rispettivi franchise di riferimento di Mps, Bpm e Banca Generali, pur perseguendo le necessarie iniziative di semplificazione, coordinamento e razionalizzazione operativa”.

Intesa Sanpaolo valuta il contrattacco via Consob

Ora che la doppia offerta senese ha preso forma, Intesa Sanpaolo ha avviato un’opera di approfondimento sulle comunicazioni ufficiali rese da Mps, nella prospettiva di un contrattacco per difendere la propria Opas da 30,6 miliardi per Rocca Salimbeni. Secondo fonti al lavoro sul dossier, infatti, che parlano di “criticità” nel piano senese, il team dei legali di Intesa Sanpaolo sta effettuando “accurati approfondimenti per valutare l’opportunità di rappresentare alla Consob osservazioni e considerazioni a tutela dell’integrità del mercato e della corretta informazione a tutti gli azionisti“.

Tempistica e condizioni dell’operazione

Mps prevede che le offerte di scambio su Banca Generali e Banco Bpm si chiudano “entro metà febbraio 2027“, subordinatamente “all’ottenimento delle autorizzazioni regolamentari”. L’efficacia delle offerte è condizionata, tra le altre cose, “al raggiungimento di un livello minimo di adesioni” pari al 50% del capitale più un’azione. L’applicazione della passivity rule richiederà inoltre il via libera dell’assemblea dei soci del Monte, convocata il 29 ottobre.

In caso di adesione integrale alle offerte di scambio e tenendo conto della fusione di Mediobanca nel Monte, gli attuali azionisti di Mps deterranno circa il 50,1% del gruppo combinato, gli azionisti di Banco Bpm circa il 37,2% e gli azionisti di Banca Generali circa il 12,7%. Il piano prevede anche la distribuzione di 4 miliardi di euro (1,208 euro per azione) a favore degli azionisti Mps da corrispondere in parte in cassa, con un miliardo di euro, e in parte in azioni Generali, per 3 miliardi di euro, somma che corrisponde a circa il 4,5% del capitale sociale del Leone agli attuali corsi di mercato.

Il progetto industriale

Le offerte puntano a “creare un nuovo campione nazionale di riferimento, con competenze distintive e complementari nel banking, nell’advisory e nel wealth management”, attraverso “l’unione di marchi iconici, solide radici territoriali e relazioni consolidate con le famiglie, le aziende e le comunità locali”. Questo terzo polo bancario vanterebbe un bilancio pro forma pari a circa 466 miliardi di euro, impieghi alla clientela pari a 245 miliardi, raccolta diretta pari a 315 miliardi e total financial assets pari a 810 miliardi, sulla base dei dati al 31 dicembre 2025. A fronte di sinergie complessive a regime per 2,6 miliardi di euro annui, di cui circa 0,8 miliardi dall’integrazione di Mediobanca, Mps stima costi di integrazione una tantum per 2,5 miliardi, da sostenersi tra il 2027 e il 2029.

Per effetto dell’operazione il Cet1 ratio pro forma è atteso al di sopra del 13% per il periodo 2026-2030 e ci si attende che superi il 15% al 2028 nell’ipotesi di riconoscimento del trattamento del Danish Compromise, la norma europea che permette alle banche di alleggerire i requisiti di capitale quando detengono partecipazioni in compagnie assicurative. Mps prevede che le offerte su Banco Bpm e Banca Generali generino “un significativo miglioramento della profittabilità e dell’efficienza operativa” con la distribuzione di 15 miliardi di euro di dividendi nel periodo 2026-30, a cui va aggiunto il dividendo straordinario di 4 miliardi riservato agli attuali soci del Monte. A livello di efficienza il gruppo integrato disporrebbe di un cost-income ratio del 36% circa nel 2025 su base pro forma, tenuto conto del pieno realizzo delle sinergie attese, a fronte del 46% di Mps su base stand-alone.

L’intenzione dichiarata da Mps è “rafforzare il quadro competitivo del settore, sostenere il credito all’economia reale, valorizzare il risparmio di lungo termine e contribuire alla crescita del sistema Italia”, con un progetto industriale che “deve essere considerato coerente con la direzione strategica delineata da Banco Bpm nella lettera del 7 giugno 2026“, e che “si traduce nella combinazione di franchise complementari all’interno di un gruppo finanziario integrato, con un modello di business vincente e posizionato per accompagnare famiglie, imprenditori, Pmi e grandi imprese lungo l’intero ciclo della loro vita finanziaria”.

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Leonardo Testai

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